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Il ‘peso’ politico degli intellettuali

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Stati Uniti d’America, 1932, in piena crisi economica, si corre per la Casa Bianca.

Il presidente repubblicano Herbert Hoover punta alla rielezione.

Il partito democratico gli oppone Franklin Delano Roosevelt.

I più importanti intellettuali del Paese – poeti di chiara fama, filosofi ben noti, scrittori assai apprezzati, critici di notorietà e carisma indiscutibili  quali Sherwood Anderson, Erskine Caldwell, Malcolm Cowley, Countee Cullen, John Dos Passos, Langston Hughes, Grace Lumpkin, Sidney Hook e Lincoln Steffens, per fare qualche nome – si schierano ben altrimenti: firmano infatti il documento stilato da Edmund Wilson a sostegno della candidatura di William Zebulon Foster.

In ‘Culture and Crisis’, il celebrato e tanto ben appoggiato critico che si esprimeva sulla pagine del ‘New Yorker’, su quelle di ‘The New Repubblic’ e di ‘Vanity Fair’ sostiene a spada tratta, con perizia e con stringente logica appunto Foster, esponente di primissimo piano e candidato ufficiale dei comunisti americani.

Risultato a novembre?

Centotremilatrecentosette (103.307) voti pari allo zero tre per cento (0,3%).

Questo il ‘peso’ degli intellettuali in quella occasione.

Questo il ‘peso’ in politica degli intellettuali in ogni occasione!

William Zebulon Foster

William Zebulon Foster