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A proposito del voto

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di Michele Gaslini

(Considerazione tratta dalle mie personali sensazioni e da quelle della quasi totalità dei miei amici e conoscenti)

Mi riconosco pienamente in quel 50% che non si è recato alle urne; questo per il fatto che, fra le forze ed i candidati che si sono presentati alle europee – al di là delle strumentali autoattribuzioni ideali – mancava una qualsiasi credibile offerta politica che, di fatto, non affondasse le proprie radici nel socialismo.

Infatti, a ben vedere, era proprio a questa ideologia (sia pure se variamente declinata ed avanzata in maniera più o meno implicita) che apparivano ispirarsi, anche quelle forze politiche che, pure, avevano finto e fingono di porsi in ufficiale opposizione a questa concezione dogmatica.

Più in generale, è proprio in quest’ultimo senso che mi parrebbe di poter osservare come, per poter uscire dall’ambito del socialismo, non basti certo differentemente motivare la proposizione e l’adozione di quelle peculiari scelte che ne connotano il relativo modello sociale di riferimento.

Inutile, ad esempio, sulla mistificante scorta dell’eccezionalità della situazione contingente, affermarsi estranei alle categorie del socialismo, perseguendo misure che, per estrema sintesi, conducono poi ineluttabilmente: all’assistenzialismo di Stato, all’annichilimento della proprietà privata e del risparmio (sulla base di pretese esigenze “solidaristiche”), all’assoggettamento dell’intrapresa privata e delle (hayekiane) “catallassi” del libero mercato alle conformazioni autoritative imposte dai Pubblici Poteri (simulando che gli scompensi finanziari derivanti dalle forzature pubblicistiche indotte nelle dinamiche economiche costituiscano la dimostrazione di un “fallimento dei mercati” e, così, dolosamente fraintendendo le cause con gli effetti).

Così, oltre alle sinistre (che, almeno, usano della coerenza morale di riferirsi esplicitamente ai propri archetipi ideali), Forza Italia, Lega, Nuovo Centro Destra, neo democristiani, persino sedicenti “neo liberali”, nonché quella varia pletora di formazioni di c.d. “destra estrema”, sempre così “sociale”, da risultare sempre pressoché indistinguibile dai socialisti “tout court” (a differenza di quest’ultimi, si affermano “nazionalisti”, ma mi permetterei di osservare come lo stesso Stalin ufficialmente si proclamasse non meno “nazionalista” di loro … ) .

Di qui, in Italia, per chi socialista non sia (e neppure voglia esserlo), la sola scelta, eticamente obbligata, dell’astensione dal voto; tanto, qualsiasi si rivelasse il risultato finale del processo elettorale, la conseguenza pratica si rivelerebbe comunque una, ed una soltanto … lo tocchiamo con mano, ormai da numerosi decenni …