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Trentasei ore

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Che noia!

La radio?

Il computer di bordo?

Certo, ma guidare per ore ed ore senza incontrare nessuno…

E alla luce dei lampioni.

Buio pesto, d’attorno.

 

Mi sono fermato al primo grill.

Cercavo un chiunque per fare quattro chiacchiere.

Al bancone, un robot.

“Buon giorno…

Desidera…

Subito…

Ecco il conto…

Grazie…”, ha fiatato.

Nient’altro.

E neanche un cane.

 

E non era vuota solo la mia corsia.

Anche quella a scendere.

Oddio…, a scendere.

E’ una sensazione.

So bene che anche al ritorno mi sembrerà di salire.

Queste autostrade spaziali…

 

Lassù (e dai… lassù? ma non è così), mi servirà la macchina e quindi niente mezzi di linea.

Invece di tre quarti d’ora di viaggio, un giorno e mezzo.

Spero ne valga la pena.

 

Ho riposato un paio d’ore in uno di quei posteggi attrezzati.

Entri.

Scegli una camera.

Paghi.

Tutto automatizzato.

Neppure un robot.

Lo schermo televisivo davanti al letto lo comandi a voce.

Tutto l’universo, volendo.

L’ho trascurato.

 

Poi, di nuovo al volante.

Trentaquattro ore e sono in vista della meta.

L’ultimo grill.

Svolto.

Belle ragazze.

Sono disponibili?

Un cartello avverte:

“Su Orione 24 non sono consentiti atti sessuali.

E’ la vostra occasione.

Non perdetela.

Prezzi assolutamente alla portata di tutti”.

Bevo una gazzosa.

Ben fatte, ben messe, ma sono robot.

Una ragione definitiva per non farne niente.

Pago.

Faccio rifornimento.

Riparto.

 

Ho da fare un paio di giorni.

 

Dopo, un viaggio di ritorno certamente più bello.

Avrò la prospettiva di rivederti, amore mio!