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Le elezioni europee e l’Europa viste da un francese

Commenti (1) Varie ed eventuali

Riportiamo il testo vergato lo scorso 27 aprile da Richard Pogliano, presidente del ‘Circolo di Nizza’, a proposito del tema in oggetto

 

NUOVE SCOMMESSE PER L’EUROPA

di Richard Pogliano

Presidente del ‘Circolo di Nizza’

 

A cinque settimane dalle elezioni europee, la voglia d’Europa dei francesi diminuisce come  pelle rattrappita.

Il tasso potenziale di partecipazione a questo turno elettorale è passato dal 61%  del 1970  al 35%  di oggi, trentacinque anni dopo.

‘’Rien ne va plus’’, per chiunque, per tutti.

Anche per quelli che, come me, sono profondamente e da sempre, affezionati alla costruzione europea..

‘’Rien ne va plus’’, perché i tecnocrati di Bruxelles minacciano le rendite statali proponendo la recessione e il suo corteo di varie austerità come soluzione ai debiti e deficit pubblici e al dilagare della disoccupazone!

‘’Rien ne va plus’’, perché non si comprende più  perché e su cosa si scontrino i politici, e i popoli non  capiscono più a cosa serva quest’Europa che ci consente la pace in tempo di guerra e la crisi in tempo di pace !

‘’Rien ne va plus’’, perché i nostri governanti trasformano l’Unione Europea in azienda di riciclaggio, a favore di un dirigente socialista incompetente che diventa Segretario di Stato o un Ministro dell’economia decaduto e infiltrato per Bruxelles come se la magia dei titoli europei permettesse loro di riuscire oggi laddove hanno fallito ieri!

 

“Rien ne va plus’’, eppure ci tocca salvare il «soldato Europa»!

E per questo motivo, difendere forte e chiaro alcune convinzioni e definire chiaramente le nuove scommesse per l’Europa..
Da questo dipende che esista o muoia!

Occorre, subito, fare dell’Europa un progetto, ma un progetto voluto, popolare, condiviso e non subito.

Questo non può essere fatto se non rivedendo in profondità le procedure che portano all’elaborazione degli accordi tra Stati, e quindi alla costruzione dell’Europa stessa, così come i  diversi generi di governo che le accompagnano.

Cominciando col definire i bisogni e interrogandosi sull’attuale «alfa e omega» europeo dell’unico criterio di contabilità riguardo i deficit pubblici e i debiti sovrani.

E far sì che l’Europa sia quella dei cittadini e non solo, o unicamente, quella degli agenti economici.

Quindi, ripensare l’organizzazione della politica dei bilanci della zona euro e impegnarsi concretamente e su base matematica in materia di crescita, disoccupazione, competitività e coesione sociale.

Si tratta poi di rispondere alle grandi sfide dei nostri tempi, la sfida alimentare, il gap industriale e tecnologico, la questione ecologica ed energetica.

Queste sono in definitiva le sfide, ne più ne meno, della nostra storia, dell’evoluzione delle nostre società.

Ed è ciò che dobbiamo «mettere in musica» a livello europeo dato che solo lì è possibile rispondere e definire gli obiettivi precisi che vi corrispondono.

Questo, a condizione che ci sia un reale coordinamento delle nostre politiche e non una giungla di regolamenti per cui non si sa più chi impone a chi.

A condizione che sia approntata una reale strategia comune, con le sue politiche monetarie, fiscali, sociali e salariali.

A condizione che un bilancio europeo consenta la loro realizzazione e assicuri la convergenza dei paesi europei verso l’armonizzazione e non verso lo squilibrio e la deregolamentazione.

In conclusione, occorre fare dell’Europa un modello di società democratica, repubblicana, laica, aperta, libera ma protetta, in seno ad un’economia di mercato regolamentata.

Occorre invertire in modo duraturo la tendenza attuale fondata sul lasciar-fare e la concorrenza a briglie sciolte tra i nostri stessi Stati e naturalmente a livello internazionale.

Occorre opporsi a qualsiasi ulteriore manovra di liberalizzazione e  deregolamentazione, e ammettere che il mercato è uno strumento e non un fine in sé.

Occorre ricordare che abbiamo dei valori da difendere e da promuovere, qui, in Europa, nel mondo.

Occorre pensare che l’Europa possa ridiventare attore centrale della storia mondiale e non più un semplice spettatore.

E che per noi, “la Francia è il nostro paese, l’Europa la nostra frontiera, il mondo la nostra visione”.
Richard POGLIANO – Presidente del ‘’ Cercle de Nice’’

 

 

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DE NOUVEAUX ENJEUX POUR L’EUROPE

Publié le avril 27, 2014 par alcalinissa

 

A cinq semaines de l’élection Européenne, l’envie d’Europe des français se réduit comme peau de chagrin.

Le potentiel de participation pour ces élections est passé de 61% en 1979 à 35% trente cinq ans plus tard.

Rien ne va plus, pour personne.

Même pour ceux qui, comme moi, ont un attachement profond et ancien à la construction européenne.

Rien ne va plus, parce que les technocrates de Bruxelles menacent les acquis des Etats en proposant la récession, et son cortège d’austérités, comme solution aux dettes et déficits publics, et à l’explosion du chômage !

Rien ne va plus, parce que les politiciens s’affrontent on ne sait plus pourquoi ni sur quoi, et les populations ne comprennent plus à quoi sert cette Europe qui nous apporte la paix en temps de guerre, et la crise en temps de paix !

Rien ne va plus, parce que nos gouvernants transforment l’Union Européenne en usine de recyclage, pour un dirigeant socialiste incompétent qui devient Secrétaire d’Etat ou un Ministre de l’économie rejeté et exfiltré pour Bruxelles, comme si la magie des titres européens leur ferait réussir aujourd’hui ce qu’ils ont échoué hier !

Rien ne va plus, et pourtant il faut sauver le «soldat Europe»!

Et pour cela, défendre haut et fort certaines convictions et définir clairement de nouveaux enjeux pour l’Europe.

Ce qui fait que l’Europe sera ou ne sera plus !

Il s’agit d’abord de faire de l’Europe un projet, mais un projet voulu, populaire, partagé et non pas subi.

Cela ne peut se faire qu’en révisant en profondeur les procédures qui conduisent à l’élaboration des accords entre les Etats, et donc à la construction de l’Europe elle-même, ainsi que les méthodes de gouvernance qui les accompagnent.

En partant de la définition des besoins et en s’interrogeant sur l’actuel «alpha et oméga» européen du seul critère comptable des déficits publics et dettes souveraines.

Et faire que l’Europe soit celle des citoyens et pas seulement, et uniquement, celle des acteurs économiques.

Donc, repenser l’organisation de la politique budgétaire de la zone euro, et prendre des engagements concrets et chiffrés en matière de croissance, chômage, compétitivité et cohésion sociale.

Il s’agit ensuite, de répondre aux grands défis de notre temps, le défi alimentaire, le gap industriel et technologique, la transition écologique et énergétique.
Ces défis qui sont, ni plus ni moins, ceux de notre histoire, de l’évolution de nos sociétés.

Et qu’il nous faut « mettre en musique » au niveau européen, car là est le seul espace territorial pertinent pour y répondre, et définir les objectifs précis qui y correspondent.

A condition qu’il y ait une véritable coordination de nos politiques, non pas une jungle règlementaire où l’on ne sait qui impose à qui.

Qu’une véritable stratégie commune soit mise en place, avec ses politiques monétaires, fiscales, sociales et salariales.

Qu’un budget européen permette leurs réalisations et assure la convergence des pays européens vers l’harmonisation, non vers les déséquilibres et la dérèglementation.

Il s’agit enfin, de faire de l’Europe un modèle de société démocratique, républicaine, laïque, ouverte, libre mais protégée, dans une économie de marché régulée.

D’inverser durablement cette tendance actuelle fondée sur le laisser-faire et la concurrence débridée entre nos propres Etats et, bien entendu, internazionale.
De s’opposer à toute nouvelle mesure de libéralisation et de dérégulation, et dire que le marché est un outil, non une fin en soi.

Que nous avons des valeurs à défendre, à promouvoir, ici, en Europe, dans le monde.
Que l’Europe doit redevenir un acteur central de l’histoire mondiale, non plus un simple spectateur.

Que pour nous, «la France est notre pays, l’Europe notre frontière, le monde notre vision».
Richard POGLIANO – Président du Cercle de Nice

One Response to Le elezioni europee e l’Europa viste da un francese

  1. veneroni Rodolfo ha detto:

    Siamo sempre di più condizionati dall’informazione di massa e ognuno compra il giornale o sente la televisione che dicono quello che lo fanno sentire “buono”, onesto, intelligente e “Audience” vuol dire avere la pubblicità che è diventata il motore dell’informazione. Stiamo attenti a quanto dicono quelli che sono convinti di essere “buoni”, soprattutto se sono intelligenti, colti, autorevoli. Spesso sono più pericolosi dei “cattivi”. I politici stanno diventando i perfetti, perfetti perché anch’essi colpevoli, capri espiatori. Si uno non sta bene può essere qualcosa che ha mangiato, se sono in tanti è un virus. Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Irlanda…Italia hanno in comune non i politici ma la finanza di cui si parla poco. Senza Europa Unita non contiamo niente. Italia o Lombardia contro la Cina?

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