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Montanelli nella sua umana fragilità

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“Montanelli, e non molti lo sanno al di fuori della cerchia degli amici e dei collaboratori, soffriva di gravi e ricorrenti crisi depressive.

Verso la fine degli anni Ottanta, impegnati entrambi nella realizzazione di un programma televisivo, ci trovammo in difficoltà: in studio a Milano, non gli riusciva di spiccicare una parola e figurarsi, quindi, di registrare il sia pur breve discorso introduttivo alla puntata alla quale stavamo lavorando.

Un veloce consulto e la decisione: su due macchine, tutti a Pisa laddove operava un famosissimo terapeuta che già altre volte, in analoghe circostanze, aveva rimesso in sesto il povero Indro.

Visita, lettino, pillole e il miracolo: è pronto.

Non è, ovviamente, in gran forma, ma qualche parola riesce di sicuro a registrarla.

Trafelati (i tempi stringevano), arriviamo nello studio tv pisano appositamente affittato.

Rigido, teso, comunque e finalmente Montanelli ce la fa.

Tutti contenti, quand’ecco che il regista si avvicina e dice:

‘Mi spiace. C’era uno strano rumore di fondo, come una scampanellio. Dobbiamo ricominciare’.

Uno scampanellio?

Disperato, Indro si guarda d’attorno e l’occhio gli cade sul mio cagnolino, quello che, dovunque vada, porto con me.

‘E’ colpa di quel figlio d’un cane. Vedete la collanina a sonagli?’ e mi copre di improperi.

‘Figlio d’un cane? Buona questa’, gli dice allora qualcuno cercando di buttarla sul ridere.

In qualche modo, funziona e, portata fuori la bestiola, ce la facciamo.”

E’ il 29 gennaio.

Finita la commemorazione ufficiale che ho organizzato in occasione del centenario della nascita del ‘toscanaccio’, a tavola, l’amico di sempre Mario Cervi racconta e Montanelli, per una volta, al di là del mito che abbiamo appena celebrato, mi appare in tutta la sua umana fragilità.

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