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Il becerume che ha vinto

Commenti (3) Varie ed eventuali

“Dell’Utri era in un hotel a 5 stelle”, questo il titolo gridato in prima pagina dal Corriere della Sera di domenica 13 aprile.

Ve ne fosse bisogno, la certificazione, la conferma del trionfo del più becero sinistrismo.

Quel sinistrismo italiano (ma, non solo) nato dalla commistione tra un comunismo snaturato (i ‘duri e puri’ erano di ben differente pasta e siamo ridotti al rimpianto dei ‘compagni’ che furono!) e un cattolicesimo pauperista e imbelle che ha portato larga e decisamente prevalente parte della società a pensare in termini di ‘politicamente corretto’, di ‘volemose bbene’, di ‘poverini, come soffrono’, di imbecillismo acuto e devastante.

De Bortoli e i suoi, ‘anime belle’, strillando in quel modo, hanno pensato (o gli è venuto naturale? temo sia così) non di informare, come giusto, dell’arresto del latitante ma di sottolineare a beneficio dei lettori che hanno portato il cervello all’ammasso che Dell’Utri – quel malandrino, e ancora di più per questo – era in un 5 stelle (lui, il malavitoso, lo sfruttatore, il vessatore…) nel mentre – non detto, ma detto – i poveri soffrono, gli immigrati sono maltrattati, la crisi incombe…

Il Corriere, rappresentando la società, è quindi schierato, assolutamente senza se e senza ma, dalla parte del becerume, di quanti in stragrande maggioranza, travolti dal sinistrismo, desiderano l’appiattimento, pregano e si danno da fare per il devastante ‘siamo tutti uguali’.

Verrà quel giorno.

Operiamo, operano i media e i governanti per questo.

E quando saremo tutti uguali avremo ucciso l’economia, la società, il popolo stesso e moriremo di fame.

Siamo su questa strada senza ritorno!

3 Responses to Il becerume che ha vinto

  1. Luigi Tirelli ha detto:

    Concordo pienamente con MdPR. Sempre a proposito di alberghi, mi piacerebbe sapere dove alloggia il francescanamente pauperrimo De Bortoli quando è fuori casa, e soprattutto in che alberghi vanno i rappresentanti di quei potentati finanziari che sono azionisti del Corriere; tutti in pensioncine familiari, c’è da supporre, oppure in qualche locanda di montagna senza acqua corrente, tanto per mantenersi forti e puri…
    Tralascio qui la questione dell’assurdità del concorso esterno nei reati associativi, una vera barbarie giuridica inventata da magistrati ignoranti, e di poi sostenuta dai falsi colti di “Repubblica” e compagnia. E tralascio anche il sorriso di compiacimento dell’abbietto ministro di polizia Alfano, trasudante esultanza come per la cattura di un pluriomicida, mentre era solo soddisfazione per la rovina di un vecchio avversario di partito. Ci ricorderemo di questo becerume; becero il ministro e becero il corriere (con la “c” minuscola) che merita in pieno la crisi che lo sta affossando. Avv. Luigi Tirelli
    P.S. Il De Bortoli, oggi “simplicissimo et humilissimo homo” e sposato, come san Francesco, a “Madonna Povertà”, era anche colui che – durante una puntata di Porta a Porta, rimproverò a Berlusconi di essersi fatto fotografare con cuochi e camerieri, poiché, evidentemente, non stava bene che un’alta carica istituzionale si mostrasse con “gente vile e dappoco”; si vede che ora, per Sua Grazia il Direttore Supremo, le cose sono cambiate.

  2. Luigi Tirelli ha detto:

    Approfitto ancora dell’ospitalità concessami da MdPR per fare una postilla al mio commento. Poiché il miserabile delatore pronto a denunciare per vilipendio della magistratura è sempre in agguato, mi si consenta di spiegare che la mia definizione di “ignoranti” data a quei magistrati che condannano o chiedono condanne per “concorso esterno in associazione mafiosa” ha un ben preciso significato, ben lontano dall’animus di vilipendere l’istituzione: essi sono ignoranti perché ignorano la logica (se uno concorre in una associazione, è a sua volta associato; e se invece è esterno, non può concorrervi); ignorano che una fattispecie di reato non può essere di semplice creazione giurisprudenziale – come è il caso del concorso esterno nei reati associativi – ma deve essere definita dal legislatore nei suoi presupposti ed elementi, pena una disastrosa incertezza del diritto; ignorano il fatto che da un reato del genere è impossibile discolparsi; ignorano che configurare un reato del genere significa dare un’arma carica proprio ai mafiosi che calunniano poliziotti e carabinieri per vendicarsi di loro (vedi caso Contrada); ignorano, quindi, il fatto che tale reato non solo non ha aiutato la lotta alla mafia, ma l’ha indebolita screditandola; ignorano infine che per colpire chi, da esterno, favorisce la mafia, vi sono già i reati di favoreggiamento, riciclaggio eccetera, che – essendo dei reati di condotta, possono essere provati con riscontri obiettivi; mi pare che basti e avanzi per il sicofante che leggesse questo commento; o no? Per il resto, confermo tutto quanto ho scritto.
    Avv. Luigi Tirelli

  3. Enzo Tosi ha detto:

    La natura o genesi meramente giurisprudenziale di una qualsivoglia fattispecie di reato altro non è che ulteriore prova del vizio degenerativo che affligge questa Repubblica : la preminenza dell’ordine dello Stato, definito “magistratura”, sugli altri ordini, sull’attività e produzione dei quali dovrebbe articolarsi l’esercizio delle forme democratiche del potere. Un’ampia casistica attesta che dalle nostre parti si è instaurato un tristo “governo dei giudici”, in attuazione del concetto gramsciano di “egemonia”. Quindi in attuazione di una regia orientata “a sinistra”. Ma oramai il “governo dei giudici” è divenuto una variabile fuori controllo, con un effetto da “apprendista stregone” che può persino giungere a dare fastidio agli stessi suoi ispiratori. Enzo Tosi.

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