mdpr1@libero.it

L’Italia vista da Goethe

Commenti (1) Varie ed eventuali

L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.

Johann Wolfgang von Goethe (segnalato da Enzo Tosi)

One Response to L’Italia vista da Goethe

  1. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    Alcune considerazioni al riguardo di tale scritto.
    Se non lo si inquadra in tutto ciò che Goethe ha detto del nostro Paese l’impressione che si ha è erronea.
    Il grande poeta e narratore tedesco era un estimatore della nostra nazione.
    Potrei citare molte sue affermazioni che esaltano Napoli.
    E quindi?
    Quindi non vi è nessuna contraddizione.
    Goethe era onesto e sincero nelle sue affermazioni. Amava l’Italia anche per i suoi difetti.
    Per meglio dire, considerava tali difetti anche come possibile pregi.
    Parliamoci chiaro, usciamo dal discorso del ‘genio’ e valutiamo Goethe in modo obiettivo.
    Era un uomo che non faceva affermazioni, come si fa ora, in base a calcoli politici.
    Ora, se si giudica una città italiana, si sostengono talune affermazioni o talaltre, in base al colore dell’amministrazione.
    Se io sono di ‘destra’ e la giunta è di ‘sinistra’ critico; e viceversa.
    Ho usato appositamente le virgolette per significare quanto, a mio parere, ormai tali termini siano obsoleti.
    Ai tempi di Goethe non era così, si giudicava senza pregiudizi, perlomeno senza tutti i pregiudizi attuali.
    Detto ciò, mi preme aggiunger altro.
    Siamo nel 2014, ritengo che dovremmo andare oltre Goethe, andare oltre ai giudizi, seppur importantissimi, di tali grandi uomini del passato.
    Questo per il nostro futuro, per il nostro turismo.
    Faccio un esempio: Genova.
    Genova perché, pur essendo torinese sempre a Torino vissuto, la amo, la conosco alla perfezione.
    Genova ha i più bei palazzi che vi siano in Italia, anche se molti non lo sanno.
    Se io uso il termine ‘rolli’, quanti sanno a cosa mi riferisca?
    Molto pochi, suppongo.
    Perché quindi la gente si reca a Genova?
    Essenzialmente per l’Acquario.
    È un male? Sicuramente no!
    Genova ha vissuto un dramma, dramma comune ad altre città italiane di mare: la cesura tra città ed il porto.
    Basti pensare a Napoli, alla presenza della ‘Sesta Flotta’.
    Questa è un’ altra storia, che meriterebbe molto spazio.
    Nel 1992, l’architetto genovese Renzo Piano, in occasione delle ‘Colombiadi’, compie un miracolo: ridà il porto ai genovesi.
    Piazza Caricamento viene rifatta, si riesce a far convivere strutture moderne con opere del passato, come ad esempio Palazzo San Giorgio, dove si dice che Marco Polo, prigioniero dei genovesi, abbia scritto ‘Il Milione’.
    La città ha nuovamente il suo porto, i cittadini ed i turisti possono passeggiare, ‘Bigo’, ‘Biosfera’ ed altro si uniscono a ciò che già esisteva, epoche diverse riescono ad amalgamarsi, Genova si offre come città moderna e funzionale.
    Cosa intendo sostenere quindi?
    Che il nostro passato è importante, dobbiamo conservarlo, esserne fieri, riproporlo.
    Tuttavia esiste anche il presente, ed è parimenti importante.
    Come ho detto Genova ha i palazzi più belli che vi siano in Italia.
    Su dieci turisti che si recano a Genova, nove lo fanno per l’Acquario ed uno per i palazzi.
    Di questo dobbiamo tenerne conto. È inutile polemizzare, dare giudizi.
    Si deve unicamente far questo: far si che chi viene per l’Acquario si innamori dei palazzi.
    Solo questo.
    È un concetto che vale per Genova e per ogni nostra città.
    Andiamo oltre i giudizi lusinghieri degli uomini del passato, rinvigoriamo questo passato, produciamo, proponiamo, amalgamiamo il nuovo con il vecchio.
    Non possiamo vivere di rendita, non solo non è giusto, soprattutto è impossibile.
    Non pensiamo a Goethe, a cosa è stato detto in altre epoche.
    Offriamo qualcosa di nuovo, il passato è sempre lì, basta conservarlo.
    Basta o basterebbe?
    Bisognerebbe parlare ad esempio di Pompei, ma questa è un’altra storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *