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Omaggio a Elena Sofia Ricci ma non solo

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di Vittorio Salerno

Da un po’ di tempo a questa parte mi addormento più facilmente la sera perché mi capita di vedere un brano di qualche fiction italiana (che io preferisco chiamare film tv) nella quale vengono sfiorati problemi sociali, e talvolta affrontati vigorosamente, esaminati e scandagliati nel contesto  del racconto cinetelevisivo: le infiltrazioni delle mafie al nord Italia, la crisi degli imprenditori, alcuni dei quali purtroppo si sono tolti la vita, le mine vaganti costituite da società finanziarie collegate alla malavita organizzata.

Esemplare è stata qualche mese fa il film tv ‘Casa e bottega’ interpretato dal bravo Renato Pozzetto che ha tratteggiato con consumata sobrietà la figura di un imprenditore lombardo che rischia grosso accettando l’aiuto ‘disinteressato’ di uno squallido personaggio mafioso indicatogli da una direttrice di banca interpretata dalla brava luinese Sarah Maestri, già nota al grande pubblico per essere stata una dei liceali de ‘La notte prima degli esami’.

Ma è di pochi giorni fa la sorpresa di veder raccontata in ‘Le due leggi’, un film tv in due puntate, le truffaldine macchinazioni perpetrate da un non meglio identificato istituto bancario ai danni di alcuni suoi clienti, protagonista la brava Elena Sofia Ricci che ha debuttato una trentina di anni fa nel bel film di Pupi Avati, ‘Impiegati’, vincendo subito uno dei numerosi premi della sua carriera. (Miglior attrice esordiente)

Elena Sofia Ricci

Un personaggio femminile ricco di sfaccettature, che muovendosi tra i ben disegnati e numerosi colpi di scena che proponeva la sceneggiatura, dava la possibilità alla Ricci di esibirsi in una performance di alto livello.

Un’attrice matura, pluripremiata, bella, fotogenica e dotata di una simpatia e di un carisma non indifferente, cosa che non guasta mai, che ci auguriamo rivedere presto in altre memorabili interpretazioni.

Che la Rai, e anche Mediaset, (Le mani dentro la città) abbiano finalmente recepito la lezione che avevamo impartito noi registi ‘dell’impegno civile’ e della ‘denuncia sociale’ che negli anni Sessanta-Settanta (ricordo i film di Damiani, Petri, del sottoscritto e di Francesco Rosi), avevano realizzato decine di ‘film di contenuto’ mascherati da ‘polizieschi’ o da film ‘giudiziari’?

Che qualche dirigente tv abbia capito che i telespettatori sono cresciuti e sono pronti a recepire discorsi propositivi, che oltre a offrire spettacolo, fanno riflettere sui mali della società più o meno oscuri?

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