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I liberali si ritrovano a Roma: interverrò volentieri!

Commenti (1) Varie ed eventuali

Lo so, lo so, pare che per i liberali in Italia non ci sia il minimo spazio.

Sembra quella liberale una classica ‘causa persa’.

Ma non è forse solo per la cause perse che vale la pena combattere?

Così, ho aderito alla richiesta che mi ha fatto l’amico Edoardo Croci, neo presidente dei nuovamente riuniti ‘liberali’, e parteciperò all’incontro di Roma del prossimo 10 aprile.

Di cosa parleremo, dei perchè, del come, delle ragioni… è in qualche modo indicato nell’allegato invito che, nei confronti dei lettori, faccio mio.

Mauro della Porta Raffo

Scarica l’invito

One Response to I liberali si ritrovano a Roma: interverrò volentieri!

  1. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    Sicuramente sarà un bell’incontro, interessante.
    Mi piacerebbe parteciparvi.
    Sarebbe pure l’occasione per rivedere Roma, da me visitata una sola volta, nel lontano 1973.
    Una sola volta? Quarantun anni fa?
    Lo so, è assurdo; oltretutto non abito in capo al mondo, solo a Torino.
    Con Roma non ho mai legato.
    Come mai? Non lo so, è così.
    La gente impazzisce per vedere il Colosseo, io ho sempre ravvisato in esso un simbolo di morte.
    Mi fa sentire a disagio.
    Amo il ‘Pirellone’! Con tutte le storture, le ombre del miracolo economico, vedo in esso un simbolo di vita.
    La realtà è questa: mi piace Milano, mi piacciono i sui grattacieli che stanno sorgendo, mi piace una sua certa ‘confusione’ architettonica, mi piace addirittura Quarto Oggiaro!
    Chi è che va a Milano per visitare Quarto Oggiaro, Bovina, Gratosoglio? Io!
    Nessun sentimento antiromano, nulla contro gli abitanti della capitale, è solo che i miei gusti son questi.
    Tuttavia, ad un incontro sul liberalismo, ci andrei volentieri, e magari sarei pure felice di rivedere Roma.
    Essere liberali.
    Ero liberale. Lo sono ancora? Penso di no, ma non so dare una risposta, onestamente non ci riesco.
    Era facile essere liberali nel lontano1974. Si capiva ciò che si voleva essere.
    Indro dava inizio alla sua grande avventura e te lo spiegava.
    “La sinistra ama così tanto i poveri che ne vuole creare sempre di più”, diceva lui.
    Il concetto era chiaro, era a mio parere perfettamente condivisibile.
    Bastava aver occhi per vedere, cervello per pensare.
    Per negare ciò dovevi essere ‘trinariciuto’.
    Questo pensavo ed ancora lo penso.
    Indro insegnava a pensare, ti faceva scoprire Voltaire, spiegava perché il giornalismo rendeva il nostro idioma più vivo.
    Pareva tutto molto semplice, molto logico, un’ideologia che rifiutava gli estremismi, che non proponeva il paradiso in terra ma il miglior mondo possibile nell’ ambito della democrazia.
    Era ovvio credere in tutto ciò, evidente.
    Era parimenti evidente che il problema del comunismo fosse nella sua ideologia.
    Non era l’applicazione della teoria, era la teoria stessa ad essere fallace.
    Era bello avere diciott’ anni e comprender ciò con tanta chiarezza.
    Ti sentivi Gobetti, e senza dover pagare il suo prezzo.
    Era. Ti sentivi.
    E poi è cambiato tutto, molto in fretta.
    Il muro è crollato. Si era felici: voleva dire benessere ad est e a ovest, interscambi commerciali e culturali, l’occidente che avrebbe potuto spender meno in armamenti.
    Si avverava un sogno.
    E invece… e invece sono iniziati tanti problemi, e con i problemi i dubbi.
    Immigrazione, delocalizzazione.
    Una lunga storia, che arriva sino alla ‘bolla finanziaria’ ed ai giorni attuali.
    Ma già da subito i cambiamenti sono notevoli.
    Indro, Indro che ti ha insegnato a pensare in modo liberale diventa un pericoloso bolscevico; taluni così lo descrivono.
    Imprenditore. Cos’è un imprenditore?
    Cosa fosse lo si sapeva: un imprenditore era ad esempio Orfeo Pianelli, che aveva portato il Toro a conquistare lo scudetto, dopo ventisette anni di digiuno.
    Uomo fattosi da solo, andava a fare l’elettricista a casa della famiglia Agnelli, crea un impero con le sue forze, il suo duro lavoro.
    Ma ora appaiono nuove figure imprenditoriali.
    Mattone, televisione, giornali.
    I quotidiani debbono produrre reddito, debbono sostenere in modo grintoso chi li finanzia, qualora questi decida di scendere in politica per cambiare e salvare il Paese.
    Ed Indro se ne va. Se ne va e per un certo periodo la sua voce sarà “La voce”.
    Facciamolo breve, mi viene la malinconia.
    Può esistere ancora un liberalismo, in qualsivoglia maniera?
    Non sarà che valga ciò che si diceva del comunismo, esser cioè il difetto nel manico?
    In sostanza, è ancora possibile un liberalismo ‘normale’? Non è che ormai si sfocia invariabilmente in un liberismo selvaggio, in un annientamento del piccolo a favore del grande?
    Pensiamo al commercio.
    Negli anni di 70 qualsiasi negoziante paventava il comunismo: i comunisti avrebbero razionalizzato la sua bottega.
    Oggi le botteghe non esistono quasi più, e non per colpa dei comunisti.
    Ha quindi ancora senso parlare di liberismo?
    Chi è un liberale nel 2014, in Italia?
    In quale delle forze politiche attuali si può riconoscere?
    Gobetti e Croce: ha ancora senso parlare di loro?
    Come un liberale giudica il dr. Berlusconi?
    Vale sempre il principio che il meglio sia aver meno Stato possibile oppure oggi qualcosa va rivisto?
    Il ‘capitalista’ odierno è o no molto più inaffidabile rispetto a quello di decenni addietro.
    Ecco, se io fossi a Roma, queste e tante altre sarebbero le domande che vorrei fare.
    Purtroppo ho sempre più domande e sempre meno risposte.
    Col passar degli anni dovrebbe voler il contrario.
    Per me invece è così.
    Mica ne vado fiero. Non lo dico assolutamente con compiacimento.
    Anzi, tutto ciò mi inquieta, mi inquieta parecchio.
    Sabato scorso, caro Indro, guardavo la tua statua a Milano, ai giardini pubblici, quasi cercando risposte ai miei dubbi.
    Non ne avute; forse anche tu, se fossi ancora tra noi, ne avresti; con magari una sola certezza: ‘ mala tempora currunt’.
    Di questo son sicuro e lo saresti pure tu.

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