mdpr1@libero.it

A caccia di riconoscimenti

Commenti (2) Varie ed eventuali

di Alberto Indelicato

* * *

La giusta, irrefrenabile indignazione di Alberto Indelicato, indignazione che è anche mia! Povera Italia. – MdPR

* * *

Una nazione che non ha più pudore non merita più il nome di nazione ed ha fatto  bene a sostituirla con un altro termine come “gente”, termine che meglio si addice ad un volgo disperso che nome non ha.

Non ha pudore  una gente che  attraverso i suoi massimi rappresentanti va in giro, a Berlino, a Bruxelles, a Parigi per accattare una pacca sulle spalle, una stentata lode come quella concessa dal buon maestro che rassicura la madre trepida: “il ragazzo non è stupido, ha fatto qualche progresso, ma si dovrebbe applicare di più…”

Non ha pudore una gente che riceve un altro maestrino, forse addirittura un direttore scolastico, a cui ripete per ingraziarselo le sue stesse parole: “I care signor direttore, come giustamente ha detto lei”.

Ed il direttore si rallegra della citazione: “Ma bravo il mio ragazzo, vedo che hai studiato le dispense ed hai anche imparato qualche parola nuova;  se continui cosi vedrai che qualcosa nella vita finirai per combinare”.

Una gente che esulta quando dopo  due anni ottiene l’assicurazione che i suoi soldati colpevoli di aver fatto il loro dovere non saranno condannati a morte ma soltanto all’ergastolo, o magari a trent’anni di galera: impareranno così a non obbedire, prima qualità di un bravo militare.

E da chi saranno trattenuti ancora qualche anno?

Da un stato per il quale  qualche tempo fa un politico umanitario fece sgorgare abbondanti lacrime di pietà e di commozione,  assicurando che il suo popolo stava morendo d’inedia: orsù gente datevi da fare per salvare milioni di vittime dallo sterminio per fame, vedrete che i loro figli sapranno esservene grati e vi ricompenseranno.

E da chi quella gente (che alla partite di calcio giustamente canta “noi fummo per secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi”: fummo?) cerca di ottenere una pacca sulle spalle, una elogio a mezza bocca?

Dai grandi tutori dell’altrui austerità, perdono: austerity;  dai governanti  di un paese che continuando a gloriarsi di una tramontata grandeur meriterebbe non minori rimbrotti ed incoraggiamenti,  da funzionari che, rigettati dalla classe politica dei rispettivi stati, hanno trovato un facile  e ben remunerato impiego facendosi nominare in un carrozzone burocratico senza essere responsabili di niente pur potendo imporre le loro ubbie a  governi bene o male eletti democraticamente dai rispettivi  popoli.

Dal capo di una grande Nazione che di fronte al Colosseo, simbolo di quello che fu anch’esso un impero non soltanto militare ed economico ma anche di civiltà e di diritto, non trova di meglio da dire che “è più grande di uno stadio di baseball”.

Visitava quelle vestigia di fronte alle quali Gibbon, scosso nel profondo dell’anima, ebbe l’ispirazione di dedicare gran parte della sua vita a ricostruire la storia della sua decadenza e della sua caduta finale.

Non ha riflettuto quel capo che anche gli imperi declinano e scompaiono?

No, ha pensato ad “uno stadio di baseball”!

Ho un sogno (anzi per compiacere i nostri politici “I have a dream”): che Renzi o qualche altro vada un giorno a Berlino, a Bruxelles, a Parigi, a Washington e dia i voti ai loro governanti, ma che sia generoso, li chiami amici, statisti, colossi della storia.

Una buona parola non costa nulla, come è stato appena dimostrato, ed aiuta a concludere buoni affari.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

2 Responses to A caccia di riconoscimenti

  1. Luciano Vinciarelli ha detto:

    Matteo Senza Averi a caccia di quattrini più che di riconoscimenti.

  2. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    Sicuramente non meritiamo il nome di nazione, meglio ci calza quello di gente.
    Tuttavia, solo da ora?
    Concordo con Lei, dr. Indelicato; ritengo però che alcune precisazioni siano necessarie.
    Sicuramente scandalosa, vergognosa la vicenda dei nostri marò.
    È la prima volta in cui il nostro Paese risulta carente e di dignità e di efficienza?
    Mi par proprio di no; la vicenda ‘Cermis’ è a mio parere illuminante.
    Anche in epoche differenti, anche quando a rappresentarci non erano persone sul genere ‘lupetto dei boyscouts’, bensì galantuomini preparati ed efficienti come Alcide De Gasperi, la nostra dignità era forse più salva?
    Pensiamo ad esempio a Napoli.
    Possiamo dire, analizzando le statistiche, che la criminalità truce, disumana, prende piede nel dopoguerra?
    Possiamo dire che ‘prima’ vi era al massimo il coltello e che ‘dopo’ vi è stata la pistola?
    Faccio una premessa.
    È indubbio che siamo stati liberati, che il piano Marshall sia stato un aiuto, che vada evidenziato il diverso comportamento verso il nostro Paese tenuto allora dagli Stati Uniti, rispetto a quello attuale dei nostri partner europei.
    Detto questo, senza se e senza ma, possiamo ad esempio sostenere che la presenza della Sesta Flotta ha pesantemente inciso sullo sviluppi di Napoli?
    Qualcuno dirà che la ‘camorra’ esisteva da prima. Certo; ma ora esiste il ‘sistema’. È altro, è qualcosa di totalmente diverso, e questo qualcosa nasce nel dopoguerra.
    In sostanza, schiavi di qualcuno, non lo siamo solo ora; una certa carenza di dignità ci accompagna da sempre.
    Analizziamo ora la ‘questione Colosseo’.
    Non voglio cercare di difendere il presidente Obama appellandomi al momento, al contesto, al tono con cui può essere stata pronunciata la frase.
    Sicuramente John Fitzgerald Kennedy avrebbe usato altre parole.
    In ogni caso mi permetto di far osservare che, qualsiasi giudizio si voglia dare al riguardo della attuale presidenza statunitense, non mi pare Obama uomo alieno a qualsiasi anelito culturale.
    Parliamo del Colosseo.
    Non sono Gibbon, sono un uomo che vive nel 2014.
    Mi è concesso avere una personale opinione al riguardo di tale opera?
    Quanti esseri umani morirono nel Colosseo?
    Chi dice trecentomila, chi un milione.
    Lo so, nel valutare la crudeltà di epoche passate, il giudizio deve essere prudente.
    La crudeltà sicuramente non è stata inventata da Roma, ma chi fa di essa spettacolo? Chi la trasforma in rappresentazione?
    Posso quindi affermare di non aver mai amato particolarmente il Colosseo?
    Posso sostenere che mi lascia indifferente se non infastidito?
    Posso sostenere che invece mi sono sempre soffermato con piacere ad osservare, a Milano, il ‘Pirellone’, simbolo di vita, di operosità, nonostante le tante ombre del ‘miracolo economico’?
    Se ad esempio sostengo che preferisco recarmi a Milano e guardare il grattacielo Unicredit, che non recarmi a Roma e sostare davanti al Colosseo, che giudizio va dato sulla mia affermazione?
    Originale? Strambo? Magari ignorante?
    E se sostengo che invece ignorante è chi guarda unicamente al passato, chi non comprende la moderna architettura, chi non si rende conto che affondiamo perché parliamo solo dei tempi trascorsi, chi si preoccupa, giustamente, perché Pompei affonda, ma nello stesso tempo non capisce che dobbiamo propagandare anche ciò che è moderno, ad esempio il capolavoro compiuto da Renzo Piano a Genova?
    Quindi, per carità, critichiamo il presente, ma non è che, secondo me, un passato più o meno prossimo fosse poi tanto più glorioso, per quanto riguarda la nostra dignità come nazione, intendo.
    Le mie affermazioni esulano da qualsiasi partigianeria politica.
    Se si valuta invece in base a questa, il tutto diventa assai problematico.
    Chi per taluni è stato un imprenditore che ha tentato di modernizzare il Paese, per altri è stato il più gran ciarlatano mai nato sul nostro suolo.
    In tali discussioni non mi cimento.
    Ciò che volevo dire l’ho espresso: tanto dignitosi non lo siamo mai stati.
    È un po’ come quanto sosteneva Gianni Brera sul nostro calcio: a suo parere il livello era sempre stato medio-basso.
    Ritengo però che siamo meglio di tanti altri popoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *