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L’Uruguay e la ‘lema’

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Uruguay, elezioni presidenziali del 1930: il candidato che ottiene più voti popolari è Luis Alberto de Herrera e presidente viene proclamato Gabriel Terra.

1946, si deve eleggere il capo dello Stato. Herrera prende ancora il maggior numero di suffragi ma presidente diventa Tomas Berreta.

1950, per la terza volta, il povero Luis Alberto è votato alla grande e sullo scranno presidenziale si siede Andrés Martinez Trueba.

Fatto è che in quei lontani anni in Uruguay la legge elettorale prevede che due o più candidati possano accordarsi per usare la stessa ‘lema’ (e cioè il medesimo nome di partito).

Per conseguenza, se due aspiranti alla presidenza  del movimento politico x (nel caso specifico, il ‘colorado’), sommando i suffragi ricevuti, superano il pretendente dell’altro partito (nel caso, il ‘blanco’), capo dello Stato sarà quello tra i due ‘colorados’ che avrà conquistato il maggior numero di voti.

Montevideo

Montevideo

Con la legge in questione, per fare un solo esempio, nel 1912, Woodrow Wilson non sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti perché, pur essendo egli arrivato primo, il totale dei suffragi ottenuti da Teodoro Roosevelt e William Taft (i due candidati repubblicani, anche se Teddy risultava essere in corsa quale esponente dei ‘progressisti’) era superiore, di modo che la Casa Bianca sarebbe toccata a Teodoro Roosevelt che, di suo, aveva strabattuto l’uscente Taft.

E dappoiché la cattiva sorte è difficile da battere, capiterà che i ‘blancos’, alla fine, vincano nel 1958 e che Herrera non possa godere di tale successo visto che, ultra ottantacinquenne, morirà nell’aprile del successivo 1959.

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