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Vittorio Salerno visto da Domenico Monetti

Nessun commento Cinema

Proponiamo le sentite righe che a proposito dell’ultimo libro del nostro carissimo Vittorio Salerno ha vergato Domenico Monetti membro del Centro Sperimentale di Cinematografia e Cineteca Nazionale

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Vittorio Salerno non è solo un regista, produttore e sceneggiatore cinematografico.

Prova ne è questa sua recente, ultima fatica ‘Milka Storff Salerno. Violinista e madre d’arte’ (Premio ‘L’Autore’ della Mef – Firenze Libri, 2012).

Non è solo un libro sulla madre dei fratelli Salerno, ma è anche un kolossal della memoria storica, su un secolo, il ‘900, denso di eventi.

È una sorta di avvincente docufiction storico-letteraria dove Vittorio chiude un’ideale trilogia sulla sua famiglia (‘Enrico Maria Salerno, mio fratello’, Gremese, 2002, e la sua recente biografia sotto forma di conversazione con il critico Davide Comotti, ‘Vittorio Salerno. Professione regista e scrittore’, Booksprint Edizioni, 2012), per proseguire poi con un dittico su alcuni personaggi fondamentali dello spettacolo (le due monografie dedicate rispettivamente a ‘Martine Brochard’ e a ‘Stelvio Cipriani’).

Il fil rouge che lega questi lavori è l’etica dello sguardo descrittivo di Salerno.

Vittorio utilizza la scrittura per indagare con finezza e acume notevoli su sé stesso e sui suoi famigliari mai giudicando, ma cercando di capire e di capirsi.

È come se la scrittura diventasse medium per riempire i tanti ‘non detti’ quando tutti i membri della sua famiglia erano ancora in vita.

Ci sono poi sempre un oggetto, una eco che riverbera nelle storie comuni dei mortali, spesso travolti dalla Storia, intesa come Destino, Evento, Casualità, Provvidenza.

In Milka Storff è il violino (chiamato ‘Lev-Milka’) che suonava la madre quando era una giovane di grandi speranze.

Uno strumento che passa di mano in mano tra i suoi figli, e che ha il potere, a chi lo sa cogliere, di comunicare con i propri cari.

Vittorio Salerno con il fratello Enrico Maria

Vittorio Salerno con il fratello Enrico Maria

 

Il cristianesimo di Salerno così come la sua pietas non sono mai oscurantisti ma attengono manzonianamente all’etica, all’arte del saper vivere con dignità.

Ecco perché questo ultima sua opera potrebbe rientrare sia nel romanzo storico, sia nel Bildungsroman, o ‘romanzo di formazione’.

Ecco perché Vittorio Salerno è un potente narratore, capace di raccontare sia la grande epopea storica sia un evento minimo sperduto nella quotidianità con uguale e commovente intensità.

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