mdpr1@libero.it

Raf Vallone visto da Tiziana Abate

Commenti (1) Cinema

“Ha chiamato un fesso che diceva di essere Raf Vallone”.

Carlina, l’amica fiorentina che da qualche settimana ospitavo nel mio appartamento, mi lanciò un’occhiata a rovescio dal divano sul quale era stravaccata.

Sapeva che, cronista poco più che ventenne degli spettacoli al Giornale, avevo occasioni quasi quotidiane di avvicinare divi del cinema, ma ogni volta che questo accadeva la sua reazione era di esagerata incredulità.

“E tu cos’hai risposto?” le chiesi.

“Che io ero Brigitte Bardot”.

“Scema. L’ho intervistato ieri. Vuole invitarmi a cena”.

Carlina schizzò su dal divano: “Stai scherzando! È uno degli uomini più belli del mondo!”

“Era. Dimentichi che ha quasi settant’anni. Comunque adesso sono stanca, ne riparliamo dopo”.

Mi chiusi alle spalle la porta della mia stanza.

Avevo paventato quella telefonata per tutto il giorno con un senso di disagio sottile.

“Voglio rivederti. Non mi sfuggirai”, mi aveva sussurrato il giorno prima Raf Vallone, siglando la fine del nostro colloquio con un lungo bacio sul palmo della mano che gli avevo teso alla fine dell’intervista.

Avevo stornato lo sguardo e me ne ero andata senza rispondere, rigida e imbarazzata dalla piega imprevista che la faccenda aveva preso.

Ero arrivata all’appuntamento figurandomi il sex-symbol in canottiera di schietta e irresistibile virilità consacrato da tanti film della mia infanzia, mi ero trovata davanti un vecchio greve, dalle mani incerte e tumide e gli occhi acquosi che, subito, avevano preso a fissarmi con insistenza vagamente laida.

Fino a quell’exploit finale, inatteso e spiazzante.

“Insomma, hai fatto colpo su Raf Vallone?”

L’irruzione dell’eccitatissima Carlina diede voce alla lusinga della vanità che, come una luccicante carta da regalo, avvolgeva i miei pensieri.

Vallone, Hollywood, Cinecittà.

E quelle mani trepide.

Il telefono squillò.

“Non rispondere!” intimai alla mia amica, sempre più interdetta.

Quella sera, il telefono trillò a più riprese, e poi nella notte, ancora e ancora.

La sera successiva, rientrando dal lavoro, trovai un messaggio in segreteria: “Questo sparire nel nulla è proprio degli dei. Io sono soltanto un uomo. Domani torno a Los Angeles”.

Seguiva un numero di telefono.

Esitai, poi cancellai il messaggio.

Accesi la tivù.

C’era un vecchio 007 con Sean Connery in smoking al casinò.

Presi uno yogurt dal frigo e mi accoccolai sul divano, improvvisamente felice.

One Response to Raf Vallone visto da Tiziana Abate

  1. Antonio Cosentino ha detto:

    Ricordo di aver visto almeno due film interpretati da Raf (Raffaele) Vallone: “Riso amaro” (con Silvana Mangano e Vittorio Gassman, regia di Giuseppe De Santis, 1949) e “Non c’è pace tra gli ulivi” (con Lucia Bosè e Folco Lulli, regia di Giuseppe De Santis, 1950).
    Tipo duro Raf Vallone sullo schermo e anche nella vita, considerato che fu partigiano, calciatore di serie A, redattore capo delle pagine culturali dell’Unità (era laureato in Lettere e Giurisprudenza).
    Persi l’occasione di incontrarlo in Calabria (nacque nel 1916 a Tropea, 60 km circa da dove sono nato io): mia nonna era in buoni rapporti con i suoi parenti, dove l’attore, trasferito da piccolo a Torino, ogni tanto tornava.
    Non mi stupisce che sia stato un corteggiatore incallito, conoscendo quell’attitudine dei calabresi a qualsiasi età, e non mi stupisce neppure che abbia avuto una relazione con Brigitte Bardot. Parafrasando il titolo del film che interpretò, direi che per un tipo come lui non c’era davvero pace tra i sentimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *