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A proposito di ‘I giovani leoni’

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I giovani leoni

regia di Edward Dmytryk

sceneggiatura di Edward Anhalt tratta dall’omonimo romanzo di Irwin Shaw

con Marlon Brando, Montgomery Clift, Dean Martin, Hope Lange, Barbara Rush, Maximilian Schell, May Britt, Lee Van Cleef, Dora Doll

Un giovane tedesco (Marlon Brando) – dapprima profondamente convinto della necessità del conflitto e delle buone ragioni della propria parte e poi, mano mano, talmente deluso e travolto dagli accadimenti da non curarsi più della vita – e, nelle fila contrapposte, un giovanotto ebreo americano (Montgomery Clift) educato e di buone letture e un ex attore di Broadway (Dean Martin, per la prima volta dopo anni ed anni lontano da Jerry Lewis e dalla commedia). Ecco i tre ‘eroi’, le cui strade si incroceranno tragicamente solo nel finale, del solido ‘filmone’ (dura ben centosessantasette minuti) girato con un grande dispiego di mezzi e particolare accuratezza dal regista canadese Edward Dmitryk.

A ben guardare, la pellicola si segnala non tanto per le pur ottime interpretazioni dei protagonisti (e dei comprimari, quali soprattutto, May Britt e Maximilian Schell, che non sono certo da meno), quanto per una particolarità che riguarda sia l’autore del romanzo che ne è all’origine che il regista.

Entrambi, infatti, con differenti conseguenze, furono perseguitati in quanto ritenuti ‘rossi’ tra la seconda metà degli anni Quaranta, durante la ‘Caccia alle streghe’, e i primi anni Cinquanta in pieno ‘maccartismo’.

Dmitryk fu addirittura incluso tra i mitici ‘Dieci di Hollywood’ e cioè in quel ristretto gruppo di persone (registi, attori e sceneggiatori) operanti nella cosiddetta ‘Mecca del cinema’ che, essendosi rifiutate di rispondere nel 1947 alle domande poste loro dalla ‘Commissione di indagine parlamentare sulle Attività antiamericane’, furono processate e, alla fine e malgrado le manifestazioni organizzate in loro favore da divi quale per esempio Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Danny Kaye e Gene Kelly, non riuscirono ad evitare la prigione e un successivo ostracismo prolungatosi più o meno a lungo a seconda dei casi.

Irwin Shaw (già noto come commediografo e sceneggiatore, aveva pubblicato con enorme successo ‘I giovani leoni’ nel 1948), invece, finì con l’abbandonare volontariamente gli Stati Uniti nel successivo periodo maccartista e per stabilirsi in Europa e, in particolare, in Svizzera non senza avere prima denunciato il clima irrespirabile prodottosi nell’ambiente culturale americano nel secondo dopoguerra in un romanzo di grande impatto intitolato ‘La guerra di Archer’ (The troubled Air’, 1951). Dai suoi libri saranno ricavate altre opere cinematografiche tra le quali, nel 1962, ‘Due settimane in un’altra città’.

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