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Ciclismo: tornano le ‘Classiche del Nord’!

Commenti (1) Sport

Certo, il 23 marzo si corre la Milano/Sanremo, ma io guardo al mese di grandi cimenti che correrà tra il 28 marzo e il 27 aprile.

E’ difatti dal 28 che parte il ‘concerto’ delle magnifiche ‘classiche del Nord’, i confronti sulle due ruote che più mi appassionano.

Ecco il calendario:

28/3 Gran Premio di Harelbeke

30/3 Gand/Wevelgem

6/4 Giro delle Fiandre

13/4 Parigi/Roubaix

20/4 Amstel Gold Race

23/4 Freccia Vallone

27/4 Liegi/Bastogne/Liegi

Mauro della Porta raffo e Silvano Contini

Mauro della Porta raffo e Silvano Contini

La L/B/L sarà la ciliegina sulla torta.

E’ la classica delle classiche, la più antica corsa del mondo, la ‘Doyenne’.

Il primo italiano a vincerla (non lasciatevi fregare da Wikipedia che dice che diciassette anni prima vi aveva trionfato Carmine Preziosi perchè all’epoca Preziosi era già diventato belga) è stato il mio amico Silvano Contini.

Vedrò di farmi raccontare da lui come gli riuscì quella epocale impresa.

One Response to Ciclismo: tornano le ‘Classiche del Nord’!

  1. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    Vero, il ciclismo più appassionante lo si riscontra nelle ‘classiche del nord’. Non per nulla Armstrong non veniva giudicato completo. Il non partecipare a tali competizioni veniva a ledere il giudizio sulla sua grandezza. Ad un Pantani, ad esempio, non si potevano chiedere imprese di tale portata, da Armstrong le si pretendeva. Il mio amore per il ciclismo nasce nel 1966. Io, bambino di dieci anni, mi appassiono per la vittoria di Gianni Motta al giro d’Italia.
    Mi perdoni Capanna per il plagio, ma devo dire che quegli anni furono formidabili!
    Diciamo gli anni che vanno dal ’62 al ’74: sono quelli della mia formazione sportiva.
    Allo stadio imperversava un ‘nonnismo’ sfrenato. Nonnismo? Certamente!
    Mettiamo che un bambino, dopo il goal del suo idolo, Gerry Hitchens, esultasse, avesse per questi parole di grande stima. Immediatamente un signore sarebbe intervenuto a dichiarare, con tono di compiacimento verso sé stesso e di commiserazione verso il bambino, che quest’ ultimo nulla sapeva, che non aveva visto il Grande Torino, che…
    Precisiamo un punto: il bambino allo stadio non era solo: famiglia… ‘allargata’: padre, madre, nonna e due zie!
    Il padre logicamente un po’ si risentiva, giudicava che, qualora anche suo figlio avesse detto una sciocchezza, non era compito di estranei farlo rilevare.
    Informava quindi il signore che, essendo nato nel ’26, aveva visto, e bene, il Grande Torino.
    Ed ecco ora scatenarsi tutta una serie di eventi.
    Un altro signore raccontava di un tiro di Libonatti che…
    Sia il primo signore che il padre del bambino, a questo punto, sostenevano esser loro troppo giovani per ricordare Libonatti.
    Una nuova voce si aggiungeva, questa flebile, sussurrata, a raccontar che una volta, a Genova, De Vecchi, il ‘figlio di Dio…
    Giunti a ciò il discorso cadeva, troppo grande era il timore di veder qualche centenario alzarsi a declamare al riguardo della sua presenza all’atto della fondazione del Genoa Crickett and Football Club.
    Il calcio quindi era il Sole; gli altri sport erano i suoi satelliti, illuminati tuttavia di luce propria.
    Palestra per questi sport era l’intervallo della partita.
    Non tanto nel periodo invernale: tra esigenze fisiologiche e ricerca di un Ramazzotti, che ‘fa sempre bene’, i quindici minuti volavano; era in primavera che cominciavano le lezioni.
    Su tutti: Fausto Coppi, che ovviamente un ragazzo nato nel ’56 non poteva ricordare.
    Da Coppi, tifoso del Toro, si arrivavava a Bartali, e con questi al Tour del ’48, all’ attentato a Togliatti, a Ginettaccio che salva il Paese.
    Ora era un fiume di ricordi: ecco il ‘terzo uomo’, Magni, che guida un inseguimento a Fausto, per colpa della ‘Dama Bianca’, che poi quel Magni, un fascistone che…
    E se eri un bambino ascoltavi, ascoltavi ed apprendevi.
    Altro che ‘link’, ‘ipertesto’, i collegamenti si facevan già allora, e forse meglio!
    Non solo allo stadio, dappertutto, anche a scuola.
    Leggevi di uno che pure lui, tra i molti, salutava i rossoalabardati, e scoprivi Saba.
    In un’antologia scolastica trovarvi un articolo stupendo, commovente, scritto dopo la morte del Grande Torino. Chi era l’autore? Un nome di battesimo strano: Indro.
    Chiedevi ai genitori, che ti rispondevano esser questi il più grande giornalista italiano.
    Ti diventava simpatico, leggevi altro di lui, poi i suoi libri, dal ’74 lo leggevi ogni giorno, non lo abbandonavi più, piangevi per lui quando uomini vigliacchi, in un vigliacco attentato, vigliaccamente lo ferivano.
    Anche nel tempo libero lo sport ‘produceva’ cultura.
    Che bello usare il verbo produrre in tal maniera, oggi… lasciamo perdere.
    Era proficua anche la lettura di chi poco o nulla stimavi.
    Ma come poteva un bambino, un ragazzo poi, ad appassionarsi a ‘gioanbrerafucarlo’? Le sue elucubrazioni su ‘squadra femmina’, responsabilità delle mamme italiche ed esaltazione del ‘gioco di rimessa’ eran per un adolescente insopportabili.
    In ogni caso, quel partire dal ‘Paron’ per poi magari arrivare a Socrate era utile, insegnava a ragionare, ad aver la visione dell’uomo rinascimentale.
    Devo quindi molto allo sport, molto del poco che so è merito suo.
    Ora? Ora mi interesso poco di sport visto, letto.
    Lo pratico, mi interessa il binomio sport-disabitata, mi interessa il suo rapporto con la Medicina.
    Questa è un’ altra storia e comunque magari quest’anno, dopo molto tempo, le ‘classiche del Nord’ me le guardo!
    Sento un ritorno di fiamma? Forse.

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