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A proposito di ‘La signora di Shangay’

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La signora di Shangay

regia di Orson Welles

sceneggiatura di Orson Welles e altri non accreditati ricavata dal romanzo ‘If I Die Before I Wake’ di Sherwood King

con Orson Welles, Rita Hayworth, Everett Sloane, Glenn Anders, Ted De Corsia, Erskine Sanford, Gus Schilling

“Ero in tournée con ‘Il giro del mondo in ottanta giorni’. A Boston, il giorno della prima non potevamo ritirare i costumi in stazione perché c’erano cinquantamila dollari di debito e il nostro produttore era fallito. Senza quei soldi non potevamo debuttare. Allora chiamo Harry Cohn a Hollywood e gli dico: ‘Ho una grande storia per un film e te lo faccio se mi mandi cinquantamila dollari per vaglia telegrafico entro un’ora. Ti firmo un contratto’. ‘Che storia è’, fa Cohn. Io chiamavo da una cabina telefonica e lì vicino c’era un’edicola con i paperbacks. Così gli do un titolo a caso, ‘If I Die Before I Wake’. ‘Compra i diritti del romanzo e io ti faccio il film’, gli dico. Un’ora più tardi avevamo i soldi”.

Questa, a sentire Orson Welles, la genesi di una pellicola che si segnala (come, del resto, quasi tutte quelle realizzate dal grandissimo regista americano) per molte altre stranezze.

Girata nel 1946 resterà in frigorifero all’incirca due anni: Cohn, capoccia della Columbia, era rimasto infatti basito nel vedere come e in qual modo Welles avesse ridotto la star più importante della sua casa cinematografica.

La Hayworth –  forse per vendetta considerato il fatto che erano separati da un paio d’anni (avrebbero divorziato subito dopo la fine delle riprese) – era stata completamente trasformata dal regista che le aveva fatto tagliare i famosissimi capelli riducendola da bomba sexy per eccellenza quale era ad una vera e propria statua di ghiaccio.

In qualche modo sfumati i due protagonisti (per parte sua, il personaggio interpretato da Welles è alquanto debole), il film finisce per poggiare sulle spalle di Everett Sloane.

Ultima curiosità, fu girato a bordo dello yacht Zaca di proprietà di Errol Flynn che seguì l’intera lavorazione.

Entrate nella leggenda a pieno diritto almeno quattro scene: il corteggiamento nell’acquario, il teatro cinese, il toboga, il finale nella sala degli specchi (citato molti anni dopo da Woody Allen in ‘Misterioso omicidio a Manhattan’).

La storia, già la storia…Va raccontata, ma è bene sia preceduta da una breve precisazione: quasi sempre nelle pellicole realizzate dall’autore di ‘Quarto potere’ il plot è poco più di un pretesto. Ancora di più in questa occasione.

Un marinaio salva una signora aggredita da malintenzionati in Central Park a New York e finisce per accettare un ingaggio da parte del marito della gentildonna per portarli via mare, con una tappa ad Acapulco, fino a San Francisco.

La barca si rivelerà un vero e proprio nido di vipere.

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