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L’uomo non cambia mai

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Uno dei più antichi papiri egiziani, quello detto di Prisse, risalente alla V dinastia dei Faraoni e cioè, all’incirca, a quattromila anni orsono, contiene, come scriveva Piero Chiara nel 1971 nella rubrica che all’epoca curava per Il Corriere del Ticino, “un trattato morale nel quale si rimpiangono le virtù delle età trapassate”!.

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One Response to L’uomo non cambia mai

  1. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    Ricordo questa frase di Piero Chiara. Ogni volta che leggo o sento pronunciare il suo nome vengo assalito da commozione e nostalgia; ed anche da invidia, ma non come metafora o come iperbole, invidia vera, quella cattiva, peccato capitale. Invidia per chi lo ha conosciuto, per chi ha potuto frequentarlo, parlargli. Vorrei Piero Chiara con me per qualche ora, per dirgli grazie, per fargli sapere quanto per me sia stato importante, quanta gioia mi abbia donato.
    Negli anni 70 vidi un film, “Venga a prendere il caffè da noi”. Mi piacque. Seppi che era stato tratto da un libro, ” La spartizione”. Non conoscevo il suo autore. Lo lessi e ne fui entusiasta. Era il suo1972, avevo sedici anni. Poi lessi altro di Chiara, ma non molto.
    Si arriva al 1983, mi capita in mano ” Il piatto piange”. È una folgorazione, rimango conquistato. Decido di leggere altro di lui e di andare in vacanza a Luino. Siamo all’estate del 1984: vacanze estive a Germignaga.
    Voglio vedere quei posti, riconoscere nei tratti delle persone i suoi personaggi; e da quell’anno fino al 2001 non abbandono più il lago.
    Vacanze estive, gite di uno o due giorni, con la mia famiglia, da solo, con amici, con fidanzate.
    Ciò che rimane fisso è il luogo: la mia, ora posso dire mia, amata “riva magra”.
    Continuo anche a leggere Chiara, tutto. Lo leggo, rileggo, con “Vedrò Singapore?”, il mio preferito, arrivo a decine e decine di riletture.
    Quando sono triste, pensieroso, quando ho bisogno di un aiuto Chiara è sempre presente.
    Certamente i problemi non scompaiono, ma dopo qualche sua pagina sto meglio, sempre molto meglio.
    Questo vorrei dirgli, vorrei ringraziarlo per tutto ciò che mi ha dato, senza da me nulla aver avuto in cambio.
    Certo, ho acquistato i suoi libri, quindi è l’equo baratto che si ha con uno scrittore. Tuttavia mi sento in debito.
    Per tale motivo invidio, realmente invidio, chi ha avuto la possibilità di conoscerlo.
    Dal 2001 non vado più al lago. L’anno seguente mio padre si ammalò, quello dopo ancora morì.
    Mio padre amava quei luoghi, ancor più di quanto li amassi io.
    Non me la sono più sentita di andare, troppa malinconia. Chiara ho però continuato a rileggerlo; e da qualche tempo il pensiero di ritornare a Luino si è fatto insistente, come fosse una voce che ripete ” ritorna alle onde del Lago Maggiore…”.

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