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Parità di genere? Forse che Bonino o Bindi ne hanno avuto bisogno?

Nessun commento Varie ed eventuali

In prima elementare.

Ho capito in prima elementare che le femmine sono mediamente assai più brave, sveglie, motivate e chi più ne ha più ne metta, dei maschi.

Lo sanno tutti, anche i maschi.

E non c’è bisogno di sottolineare i risultati clamorosamente a loro favorevoli dei confronti con i poveri maschietti in sede di concorsi e quant’altro.

E anche in politica, non appena si alzi lo sguardo oltre i confini – e non perchè altrove esistano norme più favorevoli al gentil sesso -, alcuni tra i massimi ‘uomini’ politici del trascorso Novecento erano donne: Margaret Thatcher, ovviamente, talmente in gamba da avere ben pochi competitori per il titolo di miglior politico appunto del Novecento (De Gaulle, Churchill, Theodore Roosevelt, Reagan e pochissimi ancora), Indira Gandhi, Golda Meir, Sirimavo Bandaranaike…

Oggi, in America, una certa Hillary Clinton si prepara con ottime chance a correre per White House nel mentre la ‘testa’ politica migliore è senza dubbio quella di Condoleezza Rice.

Hanno avuto, hanno oggi bisogno queste signore di sciocchezze come le ‘quote rosa’ o della ‘parità di genere’?

Se ne vegognerebbero!

E da noi, forse che Rosy Bindi ed Emma Bonino, per farsi strada, hanno usato questi mezzucci o altro che non fossero le loro indiscusse (e lo dice chi certamente non le ama) capacità?

Anche semplicemente chiedere quote e parità è deprimente: si tratta di una richiesta che solo gli ‘inferiori’ che tali si ritengono possono avanzare e pertanto di una richiesta che una donna, in quanto come detto superiore, non  può sostenere.

Emma Bonino

Emma Bonino

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