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L’errore che portò Colombo a scoprire l’America

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Anni fa, la sonda spaziale Orbiter, spedita dalla NASA verso Marte, si polverizzo’ nell’atmosfera di quel pianeta a causa di un clamoroso errore compiuto dai tecnici, i quali, nel programmarne il volo, avevano scambiato le libbre con i chili e i piedi con i metri, il che provoco’ uno scarto nella rotta di circa cento chilometri e il conseguente disastro.

Il danno materiale ammonto’ a centoventicinque milioni di dollari, ma ben più alto fu il danno morale procurato alla credibilità scientifica – già da tempo in discussione – dell’ente spaziale americano.

Eppure, nella storia delle esplorazioni, non sempre gli errori di misurazione hanno dato esiti tanto catastrofici, basti pensare a quello nel quale cadde Cristoforo Colombo.

Si deve sapere che il primo scienziato che misurò la circonferenza della Terra fu l’egiziano Eratostene – nato nel 272 a.C. – il quale, con ottima approssimazione, la fissò a trentanovemilaseicentonovanta chilometri, dato estremamente vicino al reale (quarantamilasettantasei).

Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo

All’epoca di Colombo, però, veniva presa per buona la misurazione successiva di Posidonio di Apamea, che stimava la circonferenza massima a circa trentaduemila chilometri.

Si pensava, insomma, che la Terra fosse di circa un quinto più piccola del vero.

Il genovese, nel programmare il suo viaggio verso il Cypango (il Giappone, naturalmente) e la Cina, tenendo in considerazione proprio Posidonio, aggiunse un altro incredibile abbaglio a quello del geografo così da ridurre ulteriormente la circonferenza a soli trentamila chilometri.

In parole povere, il Nostro, nel fare i suoi calcoli, confuse le miglia ‘arabe’ (pari ognuna a circa due chilometri) – che venivano usate dagli scienziati del tempo, ai quali si ispirava, per trasformare i gradi in chilometri – con quelle ‘romane’ (all’incirca un chilometro e mezzo). Considerando che, inoltre, non contento, posizionò in questo ‘nuovo’ globo, di dimensioni ridotte, l’Asia molto più a oriente di quanto facessero i suoi contemporanei e il Cypango pressappoco dove si trovano le Canarie, non ci si deve meravigliare se concluse che l’oceano che doveva separare l’Europa dalla sua meta si estendesse per soli quattromilaquattrocento chilometri, quando, nella realtà, la distanza è di diciannovemilaseicento.

Fortuna volle che, all’incirca nel punto nel quale si aspettava di trovare il Giappone, l’Ammiraglio si imbattesse nelle isole che annunciano il continente americano e, invece di disperdersi nell’oceano, entrasse nella storia per avere scoperto una cosa che non aveva cercato e che, stando ai suoi calcoli, non poteva nemmeno esistere: l’America.

Certamente, se Colombo non avesse sbagliato i conti, non sarebbe mai partito verso la troppo lontana Asia e chissà quando e da chi il Nuovo Continente sarebbe stato scoperto.

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