mdpr1@libero.it

La ‘memoria dell’acqua’

Nessun commento Varie ed eventuali

Anni fa, i buontemponi che formavano e formano la giuria del premio Ig-Nobel (il quale, come si vede dalla denominazione, è o vorrebbe essere il contrario del Nobel e serve a segnalare ogni anno le ricerche e le scoperte più ‘idiote’ nel campo della pseudoscienza) decisero di premiare, tra gli altri, l’inventore di uno stranissimo dispositivo per il parto così concepito: un tavolo con corde di cuoio ed aste metalliche, reti da pesca e staffe ginecologiche, al quale viene legata mani e piedi la partoriente. Il tutto, poi, viene fatto ruotare ad alta velocità di modo che la forza centrifuga faciliti la venuta al mondo del pargolo, il quale, senza dubbio, almeno nei primi minuti, soffrirà di forti giramenti di testa.

Un altro riconoscimento ando’ allora ad un sudafricano che aveva inventato l’antifurto per auto con lanciafiamme incorporato. La fiammata – assicurava il ricercatore – acceca ma non uccide!

Un terzo, ai ricercatori dell’Università di Bristol che avevano scoperto il modo perfetto per inzuppare i biscotti.

Un quarto, infine, agli autori di una ricerca su come produrre un beccuccio di teiera che non sgoccioli.

Tutto molto divertente, ma, forse, i giurati – che si divertivano e si sollazzano un mondo – non avrebbero dovuto dimenticare che qualche anno fa attribuirono il loro Ig-Nobel a Jacques Benveniste per la sua teoria (a loro modo di vedere, strampalata) sulla cosiddetta ‘memoria dell’acqua’, quello strano fenomeno per il quale l’acqua calda si congela più rapidamente di quella fredda. (Per il vero, funziona anche al contrario: mettete sul fuoco – magari per fare il caffé – acqua raffreddata dopo la bollitura; si riscalderà più velocemente. Provare per credere).

Jacques Benveniste

Jacques Benveniste

II ‘miracolo’ – giustificato da Benveniste (e, prima di lui, dal fisico chimico italiano Giorgio Piccardi) con la teoria che afferma come l’acqua ‘memorizzi’ e ‘ricordi’ il percorso energetico ed entropico che ha subìto nella fase di riscaldamento e, durante il congelamento, lo ripercorra in senso inverso con una maggiore velocità, dovuta, appunto, al ‘ricordo’ – invece, è reale, conosciuto fin dall’antichità (ne ha parlato Aristotele e, secoli dopo, Bacone) è indiscutibile.

Può darsi, quindi, che – con buona pace dei giudici dell’Ig-Nobel – lo strano dispositivo per il parto da loro all’epoca premiato o, magari, l’antifurto con fiammata – per non parlare del beccuccio di teiera antisgocciolio, un vero toccasana – entrino, tra qualche tempo, nell’uso comune.

Con la scienza, non si sa mai dove si va a finire!

Visto che di scienziati e di scienza, sia pure sui generis, vado trattando, sarà forse bene rammentare quanto scritto al riguardo da Max Planck (uno che se ne intendeva senz’altro): «Di rado una importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo gradualmente i suoi oppositori… Quel che accade è che gradualmente gli oppositori muoiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea fin dalla nascita» (‘La filosofia della fisica’).

Altrimenti, perché il genio sarebbe incompreso?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *