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Cosa è successo davvero in Ucraina

Commenti (2) Varie ed eventuali

Vergate di getto le righe che all’inizio di questa ‘fotografia’ dei fatti di Ucraina propongo,  ho chiesto un commento a  Stefano Grazioli che scrive direttamente ‘dalle barricate di Kiev’ essendo fin dai primi giorni di sommossa attento testimone sul campo.

Varese, 9 marzo 2014

Necessariamente, semplificando.

Allora, elezioni presidenziali del 2010 in Ucraina.

I due aspiranti sono un vero disastro.

Eticamente parlando, l’uno peggio dell’altro.

Ma questo passa il convento.

Al ballottaggio, Viktor Yanukovyc prevale di un buon tre per cento su Julija Timoshenko.

Ovviamente, governa e prende decisioni: ne ha il mandato.

Verso fine 2013, annuncia di preferire il cosiddetto ‘abbraccio russo’ all’avvio della procedura per entrare in Europa.

Per carità, tuoni e fulmini: la minoranza (se non fosse stata tale la Timoshenko avrebbe prevalso nel predetto 2010) scende in piazza in particolare a Kiev.

Obbligato – è un suo dovere (dovere!) – a mantenere l’ordine, Yanukovyc fa intervenire la polizia con annessi e connessi.

Tafferugli, botte, feriti, qualche cecchino che spara (ma non è certo interesse del presidente creare ulteriori tensioni, piu’ facile che i tiratori siano di parte avversa come pare si stia scoprendo)…

Alla fine, un accordo tra Yanukovyc e i capi dei rivoltosi.

Calma?

Neanche a parlarne!

Altre proteste, altri colpi di fucile dai tetti…

Dimenticavo: larghissima parte degli ucraini, ancora una volta la maggioranza, è con lui, ma chi se ne frega.

E intanto cresce lo sdegno internazionale: come si permette il presidente di contrapporsi alle ‘giuste’ (senza dubbio alcuno) richieste dei dimostranti?

E il ‘povero’ (fatico a definirlo in cotal modo, ma insomma…) Yanukovyc se ne va lasciando il Paese senza guida e in mano a gente che assume subito il potere senza nessun mandato ma ottenendo immediatamente il riconoscimento di tutti i Paesi ‘democratici’, quelli – Stati Uniti di Obama in testa – che apprezzano grandemente i colpi di Stato (in casa d’altri, si intende) e avversano in ogni modo gli eletti.

A questo punto, fuggito il presidente, gli occidentali (assolutamente ignoranti in materia, politici e giornalisti – bella accoppiata – in testa) scoprono che in Ucraina, per non parlare della Crimea in specie, la maggior parte degli abitanti è sostanzialmente russa e di entrare in Europa non ha nessuna voglia preferendo di gran lunga Putin.

Il quale, nella congerie, si comporta – unico al mondo, sembrerebbe – da statista e da democratico.

“In Ucraina c’è stato un colpo di Stato che ha portato al potere persone che non hanno nessun diritto di esercitarlo.

I Paesi occidentali si dimostrano nei fatti assolutamente antidemocratici”, affermazioni incontrovertibili.

Obama, come sempre, intervenendo a vanvera, fa una figuraccia peraltro creando maggiore tensione, cosa della quale si poteva certo fare a meno.

L’ho già scritto a proposito del presidente eletto dell’Egitto Morsi: non v’è come vincere le elezioni per essere accusati di ogni nefandezza.

Non v’è come perderle per arrivare, con la benedizione di Obama e degli altri fessacchiotti politicamente molto corretti che ben conosciamo italioti inclusi, a comandare.

Evviva!

 

 

 

Stefano Grazioli da Kiev, 10 marzo 2014

 

Caro Mauro,

qualche precisazione da parte mia, necessariamente, semplificando.

 

Che tra Tymoshenko la bella e Yanukovich la bestia la differenza etica non fosse rilevante è vero.

Il punto è che nei tre anni di presidenza il secondo ha saccheggiato lo stato a favore della sua Famiglia (non a caso scritta con la maiuscola: non è solo vicinanza di sangue, ma di cari amici di portafoglio) come nemmeno la seconda avrebbe fatto.

Andando addirittura a pestare i piedi anche degli oligarchi che una volta erano dalla sua parte e ora sono tutti con il nuovo governo.

Che insomma hanno fatto anche un favore a loro stessi.

Le proteste a novembre 2013 sono nate dalla questione dell’Accordo di associazione non firmata con l’Unione Europa, ma hanno appunto questa ragione di fondo.

Ad essa si è sovrapposto il vento antirusso soffiato dall’ex opposizione, a vari livelli, ma da tutti, ora al governo.

Inoltre, nella parte finale della rivolta, è stata l’ala radicale della piazza a prendere il sopravvento, quando di fatto ha costretto Yanukovich (che aveva firmato un compromesso con le due troike (quella interna con Vitaly Klitschko, Arseni Yatseniuk e Oleg Tiahnybok e quella esterna dell’Ue, con i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia), a darsela a gambe.

La vicenda dei cecchini in piazza è davvero oscura e non so se verrà mai chiarita, anche perché non sembra che si stia facendo molto in questa direzione.

In ogni caso, questa è la ragione (l’intesa del 21 febbraio finita nel cesso) per la quale Vladimir Putin non considera legittimo il nuovo governo a Kiev.

Sugli ucraini: sempre molto divisi, ma Yanukovich (pur sostenuto all’est e al sud) alla fine non era più appoggiato certamente dalla maggioranza.

Politicamente nemmeno da Mosca, che l’aveva abbandonato non appena fu chiaro che era appunto politicamente morto (cioè non sarebbe sopravvissuto comunque a nuove elezioni, e ciò era evidente da qualche settimana, prima dell’epilogo).

Ora è vero che parte dell’Ucraina non si raccapezza di fronte a un nuovo governo, dove oltre a una dozzina di moderati c’è un pugno di ministri di Svoboda (partito di estrema destra antirussa).

Il capo del Consiglio di sicurezza nazionale e il Procuratore generale sono allo stesso modo dei camerati.

A Kiev, i palazzi del potere sono presidiati da non meglio identificate truppe paramilitari (Difesa di Maidan, Pravyi Sektor et similia) e non è ben chiaro quando se ne andranno.

Sull’entrata del parlamento sventola la bandiera ucraina (classica giallo-azzurra) e pure quella dei nazionalisti che durante la Seconda guerra mondiale combatterono a fianco dei nazisti contro l’Armata rossa (nero-rossa).

Questi i fatti.

Poi ognuno tragga le proprie conclusioni anche alla luce di come vengono differentemente interpretati al Cremlino e alla Casa Bianca.

Un caro saluto da Kiev,

Stefano

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2 Responses to Cosa è successo davvero in Ucraina

  1. Gianbattista Titta Rosa ha detto:

    Per una volta mi piace dissentire totalmente dall’amico Mauro. Se è opportuno non scandalizzarsi nel merito (ma nel metodo senz’altro si) per la ri-russificazione della Crimea, che in Ucraina c’è da poco e per caso, la battaglia in corso a Kiev ci ricorda la differenza tra essere governati da politici corrotti che puoi almeno buttare a mare e alternare (democrazia), o da politici ancora più corrotti che ti sparano se ci provi (dittatura o autocrazia alla Putin). Nello scegliere l’Europa, la parte più civile dell’Ucraina sceglie questo, come fecero già i baltici. Quanto poi sia giusto chiamare “nazisti” quegli ucraini che si allearono con i tedeschi, che per loro rappresentavano la liberazione dal comunismo staliniano e dalla invasione russa, non lo so: io avrei fatto certamente lo stesso, come fecero tutte le popolazioni sottratte purtroppo solo per poco al giogo sovietico.

  2. Fabio Bombaglio ha detto:

    A me la storia dei nazionalisti che vogliono l’ UE ( cioè il contrario di quel che sarebbe lecito attendersi ) e dei comunisti che vogliono Putin ( cioè il contrario di quel che sarebbe lecito attendersi ) sembra una delle tante costruzioni per non fare capire nulla . Il tragico è che queste teorie depistanti trovano immediato e diffuso consenso grazie ad un’informazione che parla per stereotipi sempre più banali .
    Un punto fermo è che la presenza di un evento mediatico mondiale ( in questo caso le Olimpiadi invernali ) riduce di molto le capacità di reazione immediata del paese ospitante.
    Vien quasi in mente di profittare dell’ EXPO 2015 per proclamare l’ annessione al Canton Ticino dei Comuni di Viggiù, Saltrio e Clivio ( che, ovviamente, si proclameranno svizzeri in nome e in omaggio all’ UE )

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