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Riccardo Muti e Yul Brynner

Nessun commento Varie ed eventuali

La mancata esecuzione, anni ed anni orsono, alla Scala, da parte del maestro Riccardo Muti, dell’Inno di Mameli, in occasione della prima del ‘Fidelio’ alla presenza del presidente della Repubblica Ciampi, fu commentata in lungo e largo dalla stampa italiana e qualcuno arrivo’  a ricordare un illustre precedente dell’epoca fascista, quando il povero Toscanini – che si era rifiutato di eseguire in una, in parte, analoga situazione, ‘Giovinezza’ – fu addirittura schiaffeggiato da Leo Longanesi (l’episodio è, però, raccontato in modo diverso da Indro Montanelli che affermava che il colpitore del maestro non fu Longanesi ma un oggi dimenticatissimo gerarca fascista).

Ora, per il vero – a dimostrazione che, come afferma Lawrence Kasdan nel suo ‘Grand Canyon’ e come altra volta detto, tutto quanto accade nella vita è già stato proiettato sullo schermo cinematografico e che basta avere visto ‘tutti’ i film per sapere come uscire da ogni tipo di impasse – l’ottimo regista hollywoodiano Stanley Donen aveva già affrontato una consimile situazione nel divertente ‘Ancora una volta con sentimento’ (1960).

Nella pellicola, il maestro d’orchestra Yul Brynner, in grande spolvero, rischia il licenziamento perché non vuole eseguire, prima dell’opera in programma, un inno particolarmente caro al potente di turno.

A risolvere ogni difficoltà è la moglie del direttore Kay Kendall (bella e spiritosa attrice inglese, morta, ahinoi, in giovane età) che, tornando dal maestro dal quale si era appena separata, ottiene che si pieghi e che esegua il da lui esecrato inno.

Tutti felici e contenti e… sipario.

Ecco, forse, perché il recente problema scaligero si risolvesse per il meglio, senza traumi eccessivi, sarebbe stato necessario quel ‘tocco’ femminile che è, invece, mancato.

Bisognerà ricordarselo una prossima volta.

Riccardo Muti

Riccardo Muti

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