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Raymond Chandler, Billy Wilder e i sucidi mancati

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Il 26 marzo 1959, a La Jolla, moriva Raymond Chandler, l’inventore (per capirci), sulla pagina, del personaggio del mitico investigatore privato Philip Marlowe.

In verità, il povero Chandler, per molti versi, aveva cominciato a morire ben prima, e, precisamente, nel dicembre del 1954, quando – dopo trenta, felicissimi anni di matrimonio – era deceduta sua moglie, Pearl Cecily Hurlburt, alla quale era talmente attaccato da manifestare, subito dopo la sua scomparsa, ad amici e parenti, nonché alla polizia, seri propositi di suicidio.

Così – malgrado la discreta sorveglianza alla quale era sottoposto – il pomeriggio del 22 febbraio del 1955, lo scrittore si chiuse in bagno armato di pistola.

Il poliziotto che, su segnalazione della cognata che aveva avuto sentore della imminente tragedia, proprio in quell’istante, stava entrando in casa sua per cercare ancora una volta di dissuaderlo dal compiere l’insano gesto, sentì due colpi di rivoltella in rapida successione e, arrivato di corsa alla toilette, lo trovò seduto sotto la doccia, in vestaglia, pigiama e pantofole, con la pistola in grembo.

Risultò poi che l’arma era ormai scarica e che i proiettili sparati erano finiti nel soffitto.

Raymond Chandler

Raymond Chandler

Qualche anno dopo, nel 1960, l’ottimo regista austroamericano Billy Wilder, sceneggiando ‘L’appartamento’, uno dei suoi molti capolavori, si ricordò del mancato suicidio di Chandler, riadattandolo, in modo da renderlo ancora più ridicolo, per il protagonista del film, C.C. Baxter.

Narra, infatti, costui (un bravissimo Jack Lemmon), ad un certo punto, a Shirley MacLaine (la splendida Miss Kubelik) che, un giorno, a causa di una delusione d’amore, aveva pensato di togliersi la vita.

Salito in macchina armato di pistola ed arrivato ad un’appartata zona di periferia, Baxter aveva impugnato la rivoltella, ma, proprio mentre stava decidendo se spararsi al cuore, in bocca o alla tempia, d’improvviso, aveva visto accostarsi alla sua un’auto della polizia.

Per cui, nel tentativo di nascondere in qualche modo l’arma infilandosela sotto una coscia, gli era partito un colpo che lo aveva ferito al ginocchio.

Ora, si deve sapere che Billy Wilder e Raymond Chandler, nel periodo 1943/44, avevano collaborato alla scrittura della sceneggiatura del film ‘La fiamma del peccato’, tratta da un romanzo di James Cain, e che, per tutti quei lunghi mesi di necessaria ed obbligata convivenza, altro non avevano fatto che litigare, non sopportandosi minimamente e non andando d’accordo su nulla.

Così, trascorsi gli anni e morto lo scrittore, con la memoria da elefante che gli era propria, Wilder si è perfidamente concesso (non si sfugge alle naturali inclinazioni!) di mettere in bocca a Baxter/Lemmon quella altrettanto ridicola storia di mancato suicidio.

Una vendetta postuma nei confronti del povero Chandler.

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