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Un forte abbraccio e due baci sulle guance

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Miope?

Molto di più.

Mezzo cieco.

Così, dal barbiere, mentre mi insaponano e dipoi mi radono, privo degli occhiali, non facilmente a mia volta identificabile per via della schiuma, non riconosco alla vista quelli che entrano.

Capita, peraltro, che la loro voce mi dica qualcosa.

Oggi, nelle mani di Angelo, parlavo del più e del meno quando ti arriva un tale.

Una figura indistinta, ma un tono conosciuto.

Parlava dei nipoti ed è a questo punto che noi tutti siamo.

Per carità, li amiamo infinitamente ed è bellissimo accudirli, ma sono loro che certificano la nostra età.

 

Beh, a rasatura finita, a panno caldo passato sulle guance a quel punto imberbi, a Floid spruzzato ‘come se piovesse’, infilati gli occhiali, mi sono finalmente alzato.

Un attimo…

Ci siamo guardati e di colpo abbracciati.

Con qualche impaccio, subito, l’accenno di due baci sulla guance.

 

Trent’anni?

Di più.

Direi, nel biennio 1979/1980.

 

Giuseppe T**, che giocatore!

I tavoli di roulette, i biliardi, la carte, i dadi, gli ippodromi, le lunghissime ore trascorse insieme, di sovente l’un contro l’altro armato, vedendolo, tornano alla mente.

Lo so, lo so, pochi capiranno, ma è questo il legame più forte.

Ci uniscono, noi di allora, da sempre e per sempre quella famosa mano di poker, quella biglia che sul panno verde ha preso il ganassino ed è andata a bere, i sei cavalli insieme sul palo e la lunga attesa della fotografia, la serie che non ne voleva sapere, i debiti, i prestiti, i pagherò…la vita come era e come stupendamente l’abbiamo vissuta!

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