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Ufologi fuori dalla palude

Nessun commento Varie ed eventuali

di Antonio Cosentino

Ci volevano film come ‘Incontri ravvicinati del terzo tipo’ di Steven Spielberg (1977) e ‘Contact’ di Robert Zemeckis (1997), a dare una certa dignità a un argomento controverso come quello degli alieni.

E ci voleva anche un astrofisico come J.Allen Hynek (che compare alla fine del film di Spielberg) a far emergere dalla palude (per usare un termine renziano) gli ufologi di tutto il mondo.

L’argomento, per quanto possa essere risibile, ogni tanto assurge agli onori della cronaca come nel caso del ‘fuori onda’ tv in cui il premier sovietico Dmitry Medvedev asseriva (Ansa 8 dicembre 2012), che i ‘Men in black’ russi terrebbero sotto controllo extraterrestri attivi sul territorio nazionale.

Non fu da meno l’astronauta Edgar Mitchell (mise piede sulla Luna con l’Apollo 14 nel 1971): il 23 luglio 2008, durante un’intervista radiofonica, dichiarò infatti “di essere a conoscenza che ci sono stati contatti tra esseri umani ed esseri extraterrestri, contatti ancora in corso e tenuti nascosti dai governi”.

Ma già nel 1989, in occasione di un congresso a Riva del Garda, anticipò che lassù aveva percepito la presenza di un’intelligenza.

A resuscitare l’argomento borderline, per usare un linguaggio colto, è ora un rapporto della nostra Aeronautica militare sui casi di avvistamenti di oggetti non identificati e ‘declassificati’: sette nel 2013, dieci nell’anno precedente, diciassette nel 2011 e ventidue nel 2010.

Si tratta tuttavia di una piccola parte degli avvistamenti rispetto a quelli raccolti dai gruppi ufologici di tutta Italia.

UFO (Foto di Giancarlo Cecconi)

UFO (Foto di Giancarlo Cecconi)

A venire in soccorso degli ufologi è anche la recentissima scoperta di settecentoquindici pianeti molti dei quali fanno parte di sistemi solari simili al nostro.

Molti di essi potrebbero essere abitabili.

Il dato viene dal telescopio spaziale Kepler lanciato dalla Nasa nel 2009 e reso noto nel febbraio scorso.

Se non fosse per la statura o la posizione dei personaggi che affrontano il ridicolo per dare la loro testimonianza su una questione di cui probabilmente non verremo mai a capo, almeno negli anni a venire, non varrebbe la pena di soffermarsi sull’argomento.

Hynek dapprincipio fu chiamato a far parte di diverse commissioni governative americane per esaminare i vari rapporti Ufo al fine di dare al pubblico una spiegazione razionale.

Poi si convinse che c’era dell’altro, passò dalla parte degli appassionati della materia guadagnandosi così una copertina di ‘Newsweek’ quale “padre dell’ufologia mondiale”.

A Genova, in occasione di un convegno sull’argomento, confessò che aveva perfino utilizzato dei medium per dipanare il mistero.

Si potrebbe continuare passando in rassegna i diversi contattisti, noti a livello mondiale, che sostengono di aver avuto contatti diretti con presunti alieni, ma l’argomento potrebbe sconfinare nel patologico.

Non si tocchi però Aldo Natoli, il netturbino di Viggiù che avrebbe incontrato due nanetti alieni nel giardino di casa mentre all’alba si recava al lavoro in quel di Varese.

A parte l’ora antelucana, i familiari confermarono che l’uomo non era dedito all’alcol.

Così come non era dedito all’alcol, se non altro per ragioni di servizio, il maresciallo pilota dell’Aeronautica Giancarlo Cecconi che il 18 giugno 1979 a bordo del suo caccia scattò, girandogli attorno, un’ottantina di foto a un oggetto di forma cilindrica che stazionava sull’aeroporto militare di Istrana (Treviso).

Naturalmente l’episodio fa parte dei casi inesplicabili.

Il 27 giugno 1998, in occasione di un congresso sull’argomento tenutosi all’Accademia delle Scienze di Torino, in un articolo pubblicato sul ‘Giornale’ ricordai le parole di Metrodoro da Lampsaco (330-277 a.C.), uno dei quattro capiscuola dell’epicureismo, secondo il quale sostenere l’esistenza di un solo mondo abitato sarebbe come pensare che in campo di grano possa crescere una sola spiga.

Mauro della Porta Raffo (”Ho visto, letto e ricordo tutto”), rammenterà sicuramente quel servizio con titolo su tre colonne.

Anche perché quel giorno, sulla stessa pagina, figurava un suo intervento su “Oscar Wilde e la tortura della stampa” (titolo su quattro colonne).

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