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Alberto da Giussano, il Guerriero conteso

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di Antonio Cosentino

Il copyright del ‘logo’ dell’Alberto da Giussano usato dalla Lega appartiene al Comune di Viggiù

I varesini sono stati chiamati in questi giorni a esprimere la propria preferenza circa il ripristino della cortina di verde atta a fare da sfondo, in piazza della Repubblica, al Monumento ai Caduti opera dello scultore Enrico Butti (Viggiù 1847- 1932).

La scelta è caduta sui lecci.

Il monumento varesino inaugurato nel 1925 – per Cristina Casero, storica dell’arte contemporanea e docente presso l’Università degli Studi di Parma – “sembra affetto da un gigantismo fuori scala: l’enorme guerriero posto davanti al cavallo, su cui plana leggiadra la Vittoria, si impone più che per le qualità della plastica o della composizione, proprio perché colpisce, in virtù di questi eccessi, l’immaginario collettivo, restituendoci nell’immagine colossale dell’eroe, tutta la sua grandezza interiore”.

Il monumento ad Alberto da Giussano a Legnano, opera di Enrico Butti

Il monumento ad Alberto da Giussano a Legnano, opera di Enrico Butti, in una foto d’epoca

Enrico Butti, docente all’Accademia di Brera e per cinquant’anni protagonista del suo tempo, viene ricordato soprattutto per la realizzazione del Guerriero di Legnano, monumento inaugurato nel giugno del 1900 e utilizzato liberamente come emblema della Lega nonostante il diritto di riproduzione in qualsiasi modo delle opere dell’artista appartenga al Comune di Viggiù: lo attesta un ‘atto di liberalità’ firmato dal Maestro in data 21 gennaio 1926.

In effetti però la sagoma dell’Alberto da Giussano era già stata riprodotta, oltre che su cartoline illustrate, su materiale pubblicistico e prodotti di consumo, quali lamette da barba, lampadine, stemmi araldici.

E anche sulla marca delle biciclette su cui correva Gino Bartali, la ‘Legnano’.

Ma nel settembre del 1996 – in occasione delle minacce di secessione invocate dalla Lega Nord – il Comune di Viggiù diffidò con lettera raccomandata l’allora segretario del Carroccio, Umberto Bossi, dall’utilizzare l’immagine del Guerriero di Legnano (adottata fin dal 1982), “simbolo di riscatto italiano dalle occupazioni straniere e non simbolo di odio e separazione”.

La diffida fece scalpore tanto che le maggiori agenzie di stampa, Ansa in testa, riportarono la notizia, che ebbe dunque risalto sui giornali nazionali.

Quell’anno il comune valceresino, retto da una lista di centro, non gradiva infatti che il bronzo del Guerriero esposto nelle sale civiche rappresentasse un simbolo leghista.

Atteggiamento ribaltatosi nel 2009 con l’elezione a borgomastro di Sandy Cane, l’italo-afroamericana eletta con i voti della Lega Nord.

Così va il mondo.

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