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Le primarie: origini e storia

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Nel testo, si userà Gop – Grand Old Party – o ‘partito dell’elefante’, per indicare il repubblicano e ‘partito dell’asino’ per il democratico

E’ a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, che negli USA si comincia a ipotizzare, trattare, discutere a proposito di un nuovo metodo da adottare per la scelta dei candidati alle cariche pubbliche elettive.

Il dominio degli apparati partitici e delle segreterie, pressoché assoluto fino a quel momento, andava a detrimento, a detta di molti se non dei più, della democrazia stessa.

I prescelti, difatti, appartenevano al gruppo, spessissimo se non sempre, ‘d’affari’, dominante nei partiti, localmente, statualmente o a livello nazionale.

Occorreva trovare modo e maniera perché la selezione prendesse, percorresse un’altra strada.

In poche parole, si sosteneva, era non solo opportuno ma indispensabile che anche in questa fase la voce, le preferenze degli elettori fossero ascoltate.

Robert La Follette

Robert La Follette

 

Fu nel Wisconsin, agli albori del Novecento (esattamente nel 1903), che l’allora governatore di fede repubblicana Robert La Follette (sua, la cosiddetta ‘Wisconsin idea’) diede il via istituzionalizzandole alle primarie.

(La Florida rivendica leggi in materia già nel 1901 ma non entrarono in vigore che dopo il citato 1903).

Si trattava (si tratta), come detto, di selezionare tra più aspiranti, attraverso vere e proprie votazioni interne ai partiti interessati, quello maggiormente gradito e di proporlo di poi per la carica pubblica.

Liberi gli apparati e le segreterie di appoggiare l’uno o l’altro candidato, liberi gli elettori di scegliere.

 

Il meccanismo fu utilizzato a livello nazionale per la prima volta nel 1912 dal Gop.

Nel caso, con scarsi risultati visto che, essendo pochi gli Stati nei quali si tenevano le primarie e molti quelli nei quali ancora dominavano nella scelta dei delegati (il sistema presidenziale USA prevede elezioni di secondo grado ragione per la quale, sia in vista della nomination, sia nella votazione novembrina per White House, si scelgono dei delegati che dopo eleggeranno, nel primo caso il candidato e nel secondo il presidente) alla Convention gli apparati, pur prevalendo nelle consultazioni popolari Theodore Roosevelt, il partito scelse il presidente uscente e in carica William Taft,

Teddy uscì sbattendo la porta, organizzò un altro partito, strabattè nel successivo novembre il predetto Taft, ma, avendo spaccato l’elettorato repubblicano, fu a propria volta sconfitto dal democratico Woodrow Wilson.

 

Di lì a non molto, comunque, le primarie furono adottate dai partiti USA e diffuse nel tempo a quasi tutti gli oggi cinquanta Stati.

 

Per il vero, una piccola minoranza di questi ha preferito il meccanismo dei caucus, voce che indica ai nostri giorni un differente metodo selettivo.

 

Di seguito, quanto al riguardo scrivo nel mio ‘Americana’:

Caucus: ‘Consiglio ristretto’ ‑ secondo Maldwyn Jones ‑ è uno dei sistemi con i quali vengono prescelti i candidati alla Presidenza (l’altro è quello delle ‘primarie’).

Il vocabolo, per alcuni, deriverebbe dal tardo greco ‘kaukos’, che significa ‘boccale’, e indicherebbe il fatto che le riunioni così chiamate si svolgevano originariamente nei saloon e nelle bettole.

Per altri, risalirebbe alle riunioni dei capi tribù algonchini, in tal modo definite in quella particolare lingua.

Sorto nei primi decenni dell’Ottocento e applicato via, via alla selezione politica, il meccanismo in questione è tuttora vigente in alcuni Stati.

Il più famoso caucus è quello dello Iowa che, tradizionalmente, inaugura la campagna elettorale interna ai partiti.

Nella sostanza si tratta di una riunione ristretta agli attivisti.

 

Occorre ora ricordare come le primarie USA siano, sostanzialmente e sorvolando sulle altre e minori differenziazioni, di due tipi: ‘aperte’ o ‘chiuse’.

Al fine di meglio e compiutamente argomentare: negli Stati Uniti il diritto al voto si ha col raggiungimento della maggiore età fissata dal 1971 a diciotto anni.

Ma, per esercitare tale diritto occorre iscriversi alle ‘liste elettorali’.

Al momento dell’iscrizione, il cittadino può (può) dichiarare quale sia il suo partito di riferimento.

Pertanto e in conseguenza, alle primarie ‘aperte’ possono votare tutti i cittadini iscritti alle predette liste senza riguardo al partito preferito.

Mentre, per capirci, nelle ‘chiuse’ del ‘partito dell’elefante’, solo quelli che hanno affermato di essere vicini al Gop e nelle democratiche esclusivamente quelli che hanno dichiarato di essere vicini al partito dell’asino.

 

Ultime annotazioni di carattere storico/istituzionale:

in campo democratico, le primarie seguono abitualmente per l’attribuzione dei delegati dei singoli Stati ai candidati in lizza il criterio proporzionale

in quello repubblicano, hanno a volte seguito e in parte seguono il sistema ‘winner take all’, in vigore poi a livello nazionale per la scelta dei delegati che eleggeranno il presidente. Cosi’ facendo, tutti i delegati dello Stato che in tal modo ha deciso di operare vanno a chi ha vinto per voti popolari e nessuno agli sconfitti.

Il numero totale dei delegati da eleggere in vista delle Convention è deciso dai partiti mentre la divisione a livello degli Stati è sulla base del numero degli abitanti: più abitanti, più delegati e viceversa.

 

Non riguarda le primarie ma a loro si riallaccia per connessione:

i delegati da eleggere nel giorno (“il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre”) delle presidenziali sono 538 (cinquecentotrentotto), pari alla somma dei senatori (cento), dei deputati (quattrocentotrentacinque) e dei tre che spettano a Washington DC.

Tranne che nel Maine e nel Nebraska, vengono assegnati col preindicato ‘winner take all’.

Per essere eletti a White House occorre conquistarne almeno duecentosettanta, la maggioranza assoluta.

La proclamazione ufficiale del presidente eletto si avrà successivamente con la riunione dei delegati eletti nel cosiddetto ‘Collegio presidenziale’.

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