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Via Squarciafico, Genova

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“Un pullman, noleggiammo un pullman!

In ventisei e mettendo assieme parte dei risparmi.

Solo una parte perché la ‘consumazione’ in programma non era certo gratuita.

E fu un viaggio allegro.

Canzonacce, barzellette spinte…un bel repertorio.

Destinazione Genova, laddove, si favoleggiava dalle nostre bande, il casino di via Squarciafico, nel quartiere portuale, era il massimo possibile.

Frequentato – ed era una garanzia – anche dai preti che avevano a tal fine un ingresso riservato.

Ventisei diciottenni pronti a perdere la verginità.

Era quello allora per chi abitava nella Bassa l’unico modo possibile di ‘diventare uomo’.

I soldi li avevo messi da parte risparmiando sul pranzo.

Studiavo e mangiavo fuori casa.

Invece che al ristorante, andavo alla ‘Mensa del Ferroviere’.

Per una sciocchezza, un piatto di pasta riscaldata e un poco di carne nera.

‘D’elefante’ si scherzava.

Arrivati, ci fecero entrare un po’ alla volta.

Troppi, ventisei tutti insieme.

Capitai tra i primi.

Non che ricordi molto, tanta era l’emozione.

Il ritorno?

Un grande silenzio.

Molti dormivano.

E comunque, non c’era più niente da dire.

Fu la prima, ma non l’ultima volta”.

Federico C*** apre gli occhi che ha tenuto socchiusi per tutto il tempo della narrazione.

Sorride dolorosamente.

“Sessant’anni fa, ci pensi?”

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