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Indro Montanelli o la voce del dissenso

Nessun commento Controcorrente

di Antonio Cosentino

Se c’è un nome che può esprimere al meglio  l’idea del dissenso è quello di Indro Montanelli.

Ma più che dissenso tout court si trattava del gusto del dissenso: un modo leggero di contestare o di far scoprire l’altra faccia della medaglia.

Un gusto, quello di sorprendere, che il Toscanaccio soddisfece fin dal primo numero del “Giornale” (24 giugno 1974) pubblicando i suoi commenti arguti in prima pagina nella rubrica “Controcorrente”.

Una nota di costume che avrebbe costituito per i lettori il primo trafiletto da leggere assieme al caffè.

Poche righe, sovente caustiche, che avrebbero comunque strappato un sorriso e spesso suscitato le ire, quando non le querele, dei malcapitati presi di mira.

Il corsivo, dovuto alla penna di Montanelli e a un manipolo di suoi collaboratori (come ebbe a confessare anni dopo), riportava in sintesi una notizia d’attualità e il relativo commento.

La rubrica giornaliera apparve puntuale per vent’anni, fino al 1994, collezionando quindi oltre 6000 punzecchiature, una selezione delle quali furono pubblicati in libri editi tanto dalla casa editrice del Giornale (1978) che da Mondadori (1986) e Rizzoli (2005).

Indro Montanelli

Indro Montanelli

Per il lettore la breve nota, con il suo epilogo pungente, poteva apparire un gioco.

In effetti non era sempre così.

“Lo spunto quotidiano era per Montanelli un assillo e nelle giornate di magra un incubo”, ha scritto Mario Cervi, che nel 1994 diresse il quotidiano di Via Negri dopo la fuga di Montanelli da Silvio Berlusconi entrato in politica.

L’esame di quei corsivi rivela in effetti una struttura variegata che risponde almeno a una ventina di domande e che dà altrettante conclusioni inaspettate.

La prima domanda che Montanelli, o i suoi collaboratori, dovevano porsi era semplice: quale era, in una notizia, il punto non condivisibile?

Quale dunque il relativo, caustico commento?

Qualcuno, tra i “Controcorrente” pubblicati, e di cui si dà una sintesi, rende di più l’idea:

“Una parrocchiana cerca di concupire il suo parroco: non c’è più religione”.

“Se, come spesso accade, in una notizia si attribuisce erroneamente un dicastero a un ministro piuttosto che al suo titolare, non importa: invertendo l’ordine dei ministri, il prodotto non cambia”.

“Nella Zecca, dopo bandierine controvento, sono state coniate, con anni di ritardo, monete commemorative: una disavventura nuova di Zecca”.

“Il padre di un giovane che aveva attentato alla vita di Ronald Reagan ha affermato che il figlio era incapace di proporsi degli obbiettivi: ma come, se a 25 anni mirava già alla presidenza degli Stati Uniti?”

E ancora.

“In Cina hanno pensato di far pagare una tassa a chi mette il mondo un secondo figlio: tassano il dilettevole per ottenere l’utile”.

“In un manicomio, un pazzo ha risolto una situazione di grave emergenza: solo nei manicomi si può trovare qualcuno con la testa sulle spalle”.

“La dipendente di un istituto, licenziata perché in odore di stregoneria, ha sporto querela per diffamazione riservandosi, per i danni, di fare la fattura”.

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