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Giuliano l’apostata

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Con Lucio Anneo Seneca, in parte Decimo Giunio Giovenale, Oscar Wilde e Jorge Luis Borges, colloco l’imperatore Flavio Claudio Giuliano tra i massimi intellettuali di ogni tempo, almeno per quanto attiene all’occidente.

Uomo di grande cultura, intrattenne relazione (molto spesso, criticandone sapientemente le idee e le posizioni) con i più importanti letterati, pensatori e filosofi della sua epoca e scrisse un notevole numero di opere nelle quali ebbe a palesare, per l’appunto, una sconfinata conoscenza, una razionalità assoluta non disgiunta dal cuore, un’anima e un’inventiva superiori.

Spiace che a fronte di tante e tali qualità il suo nome resti nella memoria dei più esclusivamente legato all’appellativo di ‘Apostata’.

Non starò, qui ed ora, a discettare in merito alla ‘riforma’ che aveva avviato e che gli costò il citato epiteto: occorrerebbero pagine e pagine.

Tratterò, invece, del vocabolo incriminato per una particolare questione.

Usato in precedenza dai cristiani con valore spregiativo per indicare il battezzato che era passato a un culto idolatrico, l’appellativo venne proposto per la prima volta con riferimento al giovane imperatore – resse lo scettro per pochissimo tempo, dal 361, pressappoco trentenne, alla morte all’incirca due anni dopo – dal coevo apologista cristiano Gregorio di Nazianzo (‘Invettiva contro Giuliano’) ma era in precedenza nel vocabolario del medesimo Apostata che in una celebre opera (‘Contro i Galilei’) lo aveva applicato ai cristiani stessi che accusava di essere due volte ‘traditori’ poiché avevano abbandonato sia le tradizioni religiose degli Elleni che quelle degli Ebrei “per seguire una religione settaria”.

Accusato, pertanto, Giuliano di apostasia da persona che a propria volta definiva e considerava un apostata!

One Response to Giuliano l’apostata

  1. Enzo Tosi ha detto:

    Ad un certo punto sulla preesistente monomillennaria cultura classica latino-romana si abbattè e prevalse la variante cristiana della plurimillennaria cultura ebraica. La determinazione, con la quale tale cultura ebraico-cristiana si applicò a distruggere la preesistente cultura latino-romana, non fu inferiore a quella che tale medesima cultura ebraico-cristiana ci ha tramandato essere stata la determinazione, con la quale la cultura latino-romana avrebbe perseguitato, per difendersi e fino al momento delle sua sconfitta, l’emergente cultura ebraico-cristiana. Giuliano l’Apostata è una delle tante vittime del prevalere della cultura ebraico-cristiana. Vi è un po’ di matematica. Non so se mi intendete. Enzo Tosi.

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