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Corea? Giappone? Solo tre dita di distanza sul mappamondo della mia nipotina

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di Enrico Beruschi

Noi ragazzi dei Sessanta, in fondo quelli nati degli anni Quaranta, siamo stati abituati a pensare alla guerra di Corea e quindi al trentottesimo parallelo ! ! !

Quei poveri americani, che tentavano sempre di aiutare la libertà.

Per finire quella maledetta guerra, il parallelo famoso servì da confine tra i buoni ed i cattivi, diventando un modo di dire, come il canale di Suez o anche il Piave (“de chi se passa no!”).

Noi ragazzini combattevamo le nostre battaglie con i soldatini, naturalmente dalla parte degli americani: finita la guerra, fine progressiva della Corea nell’immaginario collettivo o, almeno, affievolirsi del richiamo.

L’Indocina ed il Vietnam presero il sopravvento.

Enrico Beruschi

Enrico Beruschi

Il tifo per gli Stati Uniti smorzato dalla propaganda, forse il mondo era stanco di libertà.

Ma torniamo alla nostra Corea: ci hanno fatto perfino le Olimpiadi, ma soprattutto ci riforniscono di cantanti liriche, soprattutto donne soprano.

Adesso, ognuno ha i suoi gusti in fatto di donne (per noi dei Quaranta questo era il discorso principale; lo so, non siamo più di moda, ormai . . . )

Nel mio caso, la mia vista viene gratificata fino all’India, non di più.

Voglio accennare ad una favola che parla di un uomo che apprezzava in special modo le ragazze dell’est, proprio estremo est.

Questo signore è un grande cuoco. Quarant’anni fa era il vice del capo-chef, in Milano, della più grande catena di alberghi mondiale.

Me lo ricordo perché mi permise di fare un’ottima figura in quella normalmente triste cerimonia del pranzo di nozze.

Il nostro, per quella propensione suddetta, emigrò in Corea, aprì un ristorante italiano, poi due, poi tre, sposò una ragazza dei suoi sogni e vissero felici, contenti e ricchi.

Nel mio piccolo penso a lui, quando mi trovo in concerto o nel cast di un’opera un soprano coreano e mi ci dedico con particolare attenzione.

Ottengo gratificanti soddisfazioni, vista la loro dedizione al canto ed alla lirica.

Il mio “capolavoro” è avvenuto però con una giapponese, molto brava e graziosa, che in pochi giorni si è trasformata in una strepitosa Musetta ( La Boheme di Puccini, per chi non ha raggiunto la terza elementare ) . ..

Va beh, Giappone e Corea sono lì, tre dita sul mappamondo della mia nipotina.

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