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Storia del proibizionismo

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Il 16 gennaio 1920 entrò in vigore in tutti gli Stati Uniti il diciottesimo Emendamento alla Costituzione americana, provvedimento carico di conseguenze inimmaginabili per i promotori.

Riguardava, naturalmente, il divieto alla vendita di tutte le bevande alcoliche nell’intero territorio nazionale.

Aveva così inizio il periodo del ‘proibizionismo’.

La legge in sé apparve allora nient’altro che il necessario coronamento sul piano federale di tutta quella serie di disposizioni, emanate già a partire dal precedente secolo da molti singoli Stati, che avevano proibito l’alcol a livello locale. Per il raggiungimento di tale fine si erano battuti diversi movimenti tra i quali, in particolare, la Anti Saloon League e la Women’s Christian Temperance Union.

Per celebrare degnamente l’Emendamento, nel gennaio del 1920 furono distribuiti in tutti gli Stati Uniti cartoncini che auguravano a uomini, donne e ragazzi “un felice anno asciutto”.

Il primo, immediato accadimento susseguente all’entrata in vigore della legge fu la rapina ad un camion carico di whisky scozzese.

In poco tempo, a New York, dove esistevano quindicimila saloons legali prima del proibizionismo, sorsero trentaduemila ‘speakeasies’, come venivano chiamati i bar privi di licenza.

La nuova legge – mai fatta rispettare nella realtà – offrì grandi occasioni ai delinquenti di ogni tipo che si trasformarono rapidamente in contrabbandieri, commercianti e venditori di liquori.

Il livello più alto di asservimento al vizio fu raggiunto da Chicago.

Nel 1920, la città era in mano al capo della malavita mafiosa ‘Diamond’ Jim Colosimo, che fu, però, presto eliminato da Johnny Torrio, il quale, in soli quattro anni di dominio del traffico degli alcolici, guadagnò tanto da decidere di abbandonare il campo e di ritirarsi a vita privata.

Gli subentrò quello che diventerà rapidamente il più famoso gangster del mondo: Al Capone.

Al boss vennero attribuiti, negli anni, oltre quattrocento omicidi e lui stesso si lamentava dicendo: “Mi vengono accollati tutti i morti, tranne i caduti in guerra”.

Con Capone – non solamente a Chicago – al dominio della legge si era sostituito il puro esercizio del potere del più forte.

Qualche interessante dato sull’epoca: a Chicago, tra il 1927 e il ’32, ci furono duecentoventisette assassini e nessuna incriminazione; nel 1925, sedicimila arresti per ubriachezza; nel 1927, i decessi per alcolismo aumentarono del seicento per cento rispetto al 1920; in un solo anno di proibizionismo gli USA consumarono novecento milioni di litri di liquore forte, tremila milioni di litri di bevande a base di malto e cinquecento milioni di litri di vino.

Fino al 1932, i dati ufficiali davano oltre duemila gangsters morti insieme a cinquecento agenti delle varie polizie.

La marea montante di protesta popolare contro tale situazione unita alle conseguenze economiche del crollo di Wall Street, nonché la nomina a presidente, nel 1932, di F.D. Roosevelt portarono alla formulazione ed approvazione del ventunesimo Emendamento alla Costituzione che abrogava quello del 1920 e sconfessava definitivamente il proibizionismo (5 dicembre 1933).

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