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Mille e non più mille

Commenti (1) Varie ed eventuali

1999, un’infinità di persone, non poche teoricamente colte, credono e affermano nei media che al 31 dicembre appunto 1999 finisca il secondo millennio dell’Era Cristiana. (Così non è, dato che, non avendo Dionigi il Piccolo contato un anno zero nel riformare il calendario, la predetta fine del secondo millennio cadeva il 31 dicembre del 2000, un anno dopo). Nell’occasione, tornò alla ribalta il ‘mille e non più mille’. Pubblico qui l’articolo a mia firma che allora uscì sul Giornale a confutazione.

Narra la ‘Leggenda dell’anno mille’ – che trovò molto credito verso la fine del XVI secolo, specie tra i Centuriatori di Magdeburgo, autori, sotto la guida di Flacio Illirico, della prima grande interpretazione protestante della storia cristiana, ed alla cui diffusione assai contribuì l’eruditissimo cardinale e storico italiano Cesare Baronio – che gli uomini del X secolo, fondandosi su un passo dell’Apocalisse (20, 1-4), in cui si dice che Satana sarebbe rimasto legato mille anni, e su altri ancora nei quali tale numero viene ribadito, avrebbero atteso, sospendendo ogni attività sociale ed in preda al terrore, la fine del mondo, appunto per l’anno mille o, al massimo, per il 1033 (a seconda che il millennio si facesse decorrere dalla data presunta della nascita di Gesù o da quella, altrettanto presunta, della sua morte).

La credenza in questione – che ispirò nobili pagine a Michelet e Carducci tra gli altri – è stata sottoposta, già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a critiche vivacissime e, ai nostri giorni, non trova, se non in qualche scrittore o studioso isolato, considerazione alcuna.

Per il vero, si è osservato al riguardo, ben pochi, a quei tempi, sapevano esattamente in quali anni si trovassero a vivere ed il famigerato mille, in realtà, passò senza che nessuno o quasi se ne accorgesse, almeno tra il popolo.

Oggi, in questo 1999 che tutti i media senza eccezioni si ostinano ad indicare quale ultimo anno del secondo millennio dimenticando l’aritmetica più elementare, qualcuno si attende che la profetica e sintetica espressione ‘mille e non più mille’, trovi compimento e che nessuno tra i mortali veda l’alba del primo gennaio del 2000.

Michelangelo Buonarroti, Il giudizio universale (Roma, Cappella Sistina)

Michelangelo Buonarroti, Il giudizio universale (Roma, Cappella Sistina)

D’altra parte, l’argomento ‘fine del mondo’ è da sempre all’ordine del giorno nella storia, in specie delle religioni, e molte Chiese o sette ne hanno lungamente parlato sotto l’influsso del ‘Millenarismo’ che nel Cristianesimo (ma se ne trovano tracce anche precedenti nel pensiero giudaico) è la credenza e l’attesa dell’avvento del Regno di Cristo in terra prima del Giudizio finale riservato ai soli Giusti.

Per quanto condannato – non quale eresia ma come semplice ‘errore’ – dalla Chiesa cattolica e dalle nuove Chiese, il Millenarismo (che, naturalmente, diede origine alla citata ‘Leggenda dell’anno mille’) trovò, con l’avvento della Riforma (dopo la crisi seguita al IV e V secolo d.C.), nuova linfa e seguaci tra gli Anabattisti delle varie tendenze, in alcune sette germaniche, boeme, scandinave ed anglosassoni.

Nel XIX secolo, poi, motivi millenaristici compaiono ancora in Germania e, novità assoluta, negli Stati Uniti: negli Avventisti (che indicano i segni della imminente fine del mondo), negli autoproclamatisi ‘seri investigatori della Bibbia’ (che affermano che Cristo è apparso con il suo Regno già nel 1874), nei Mormoni (che attendevano l’Apocalisse a Salt Lake City) nella Chiesa swendeborghiana. Nel medesimo periodo, in Russia, lo stesso Millenarismo risulta diffuso in numerose sette.

Ai giorni nostri, poi, si può tranquillamente affermare che non passi settimana senza che qualche guru o qualche fanatico affermi che la catastrofe è incombente, indicandone, a volte, con vero sprezzo del pericolo, magari interpretando le famigerate Centurie di Nostradamus, addirittura la data precisa.

Fra l’altro – ricordando quanto detto a proposito della ‘Leggenda dell’anno mille’ – perché prevedere la fine adesso e non nel 2033?

Fatto è, comunque, che invano a costoro si opporrebbe la ragione ed altrettanto invano la storia che ci dice che il duemila è ampiamente trascorso, dato che Gesù nacque da due a sette anni prima di Cristo (?!) e che calcoli precisi sulla data della sua morte sono impossibili visto che si sa solamente che “morì sotto Ponzio Pilato”, il quale resse la Giudea come prefetto dal 26 al 36 d.C.

Malgrado il grande impatto, il Millenarismo non ha dato luogo ad una significativa produzione letteraria (al di là di quella religiosa) nei decenni a noi vicini e la maggior parte delle opere che trattano della fine del mondo la vedono arrivare non per iniziativa divina ma a causa dell’insipienza umana o, specie, ma non solo, nel campo della fantascienza, dallo scontro con un corpo celeste, meteorite o cometa che sia, ma non necessariamente legata alla fine del millennio.

Molti e significativi, invece, i romanzi nei quali la rappresentazione del futuro dopo la catastrofe – sia questa (atomica, naturale o addirittura politica) narrata o solo sottintesa – è l’argomento principale.

Fra questi, memorabili ‘Il mondo nuovo’, di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932, che si svolge in una società futura ormai, per definizione, ‘perfetta’, con un titolo ripreso, in senso ironico, da una esclamazione di Miranda da ‘La tempesta’ di William Shakespeare; ‘Il racconto dell’ancella’, di Margaret Atwood, nel quale, dopo una catastrofe ecologica, in America, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario; naturalmente, ‘Blade Runner’, di Philip Dick, dal quale fu tratto il celeberrimo film di Ridley Scott interpretato da Harrison Ford.

Fra i romanzi, invece, nei quali il destino del mondo è segnato – numerosissimi, come detto, nella fantascienza – indimenticabile per la sua trasposizione cinematografica ad opera di Stanley Kubrik ‘Allarme Rosso’ di Peter George, da quale ebbe origine ‘Il dottor Stranamore’.

Notevole anche ‘Sulla spiaggia’, di Nevil Shute, dove, in un mondo in gran parte devastato dalle conseguenze di un conflitto nucleare, pochi sopravvissuti aspettano la fine in una zona per il momento non contaminata dell’emisfero australe.

Anche da questo scritto fu tratto un film di rilievo: ‘L’ultima spiaggia’, 1959, di Stanley Kramer, con Gregory Peck, Ava Gardner e Fred Astaire.

Ma, visto che dell’Apocalisse abbiamo parlato, ecco il brano dal quale il Millenarismo ha tratto origine e linfa:

“E vidi un angelo scendere dal cielo…

E afferrò il dragone, il serpente antico che è il diavolo o Satana, e l’incatenò per mille anni; quindi, gettatolo nell’abisso, chiuse e vi pose sopra il sigillo, in modo che non potesse più sedurre le nazioni finché non fossero passati i mille anni…

E vidi le anime di coloro che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù… e vissero e regnarono con Cristo per mille anni”.

One Response to Mille e non più mille

  1. Osvaldo ha detto:

    Egregio Sig Mauro,

    Mi permetto di far notare che nel suo articolo lei ha scritto, a suo tempo, che il libro di Philip Dick si chiama “Blade runner”.

    Non è così. “Blade Runner” è (giustamente) il nome del film, mentre il titolo originale del libro è “do androids dreams of electrical sheep?”. Il italiano tale libro fu tradotto in “cacciatore di androidi”.

    Distinti saluti

    Osvaldo

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