mdpr1@libero.it

Alle origini della schiavitù

Nessun commento Varie ed eventuali

Per quanto possa apparire strano a chi ne rammenti solo a grandi linee la storia e la identifichi, di conseguenza, esclusivamente con l’attività che si articolava tra Africa e  Nuovo Mondo, in realtà, l’inizio della deprecabile compravendita d’uomini va fissato al 1441, ben prima, quindi, della scoperta dell’America.

In quell’anno, un ardito comandante di navi fu inviato da Enrico il Navigatore sulla costa occidentale dell’Africa per rifornirsi di pelli e di olio.

Addentratosi all’interno, pressappoco trecento chilometri a nord del Tropico del Cancro, il capitano di cui si parla catturò una dozzina di mori che, trionfante, intendeva riportare ad Enrico.

La storia vuole che tra i prigionieri uno fosse di nobile stirpe e che inoltrasse richiesta di grazia per sé e per due suoi compagni.

Come contropartita, propose al comandante la consegna di altri dieci indigeni di diversa etnia.

L’affare fu concluso ed ebbe così inizio una nuova era: per la prima volta degli europei comprarono in Africa schiavi da riportare in patria.

Non si sa con precisione quando il primo nero mise piede nel Nuovo Mondo, benché qualcuno sostenga che ve ne fossero sulle navi di Cristoforo Colombo.

Comunque, allorché, nel 1502, Ovando fu inviato in qualità di governatore ad Hispaniola, la corona gli consentì di portare con sé alcuni neri cristiani nati in Spagna o in Portogallo (il che dimostra, fra l’altro, che oramai dovevano essere numerosi gli schiavi residenti o, perfino ed appunto, nati in tali Paesi).

Nel 1510, ha, invece, avvio ufficialmente il traffico tra continente nero  e America, nel momento in cui il re Ferdinando accoglie la richiesta di manodopera dei colonizzatori ed ordina alla ‘Casa de contracion’ di inviare duecentocinquanta schiavi.

Esattamente tre secoli dopo, secondo Alexander von Humboldt, in tutta l’America vivevano già sei milioni quattrocentotrentatremila neri, di cui, però, solo settecentosettantaseimila nell’America spagnola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *