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Testimone d’accusa

Commenti (1) Cinema

Il film della vita di Massimo Bertarelli

Più facili altre domande.

Per esempio, qual è il calciatore, ciclista o tennista del tuo cuore?

Avrei sparato a bomba: Gunnar Nordahl, Fiorenzo Magni, Beppe Merlo.

Perfino qual è la donna della tua vita?

Con risposta, per i mariti in servizio permanente, obbligata, non si sa mai.

Ma il tuo film di sempre, come si fa a chiederlo?

Specialmente a uno che, a occhio e croce, ne avrà visti sei-settemila.

Il mio genere preferito – nessuno è perfetto – è il giallo, quello classico, dove c’è un assassino da scoprire.

Materia di cui è indiscutibile maestro Alfred Hitchcock.

Eppure pur amando alla follia ‘La finestra sul cortile’ e ‘La donna che visse due volte’ e, se possibile, ancora di più, ‘L’uomo che sapeva troppo’ (l’avrò visto venti volte), scelgo ‘Testimone d’accusa’ del grandissimo Billy Wilder.

Perché?

Cercherò di spiegarlo.

Innanzitutto è in bianco nero e, per i miei gusti da cinefilo, ahimè, d’epoca, non c’è gara con il colore.

Poi è uno stupefacente gioco ad incastri (non per nulla tratto da Agatha Christie) in cui la perfezione dell’intrigo si sposa con una suspense straordinaria.

E il finale, dove in genere casca l’asino, fornisce un sensazionale ribaltone.

Roba da restare a bocca a aperta.

La storia in breve è questa: a Londra un celebre avvocato (Charles Laughton), malandato in salute, assistito da un’infermiera cerbero (Elsa Lanchester, sua moglie nella realtà), accetta la difesa di un giovane inventore disoccupato (Tyrone Power), accusato di avere ucciso una ricca vedova, stracotta di lui, per intascarne l’eredità.

In aula l’ambigua moglie dell’imputato (Marlene Dietrich) si rivela un’imbarazzante testimone, smontando con puntigliosa ostinazione l’alibi del marito.

Fino alla sorpresissima conclusiva.

Riepilogando: tensione al massimo, trama senza una smagliatura, interpreti strepitosi.

Perfino il povero Tyrone Power, un attore dalla breve carriera, morto d’infarto l’anno dopo, quarantaquattrenne, sul set di ‘Salomone e la regina di Saba’.

Guai dunque a chi l’ha sempre considerato soltanto il suocero di Al Bano.

One Response to Testimone d’accusa

  1. Silvano Calzini ha detto:

    “Vuoi un bacetto cocco?”

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