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La perdita di significato delle parole

Commenti (2) Varie ed eventuali

Che i giornalisti siano tra le persone piu’ ignoranti è cosa conclamata.

Gridano per attirare l’attenzione.

Usano le parole a vanvera quasi sempre ignorandone e a volte distorcendone il significato.

Cosi’ un Alonso che prevale per un millesimo di secondo (un millesimo di secondo, si badi bene) è un “dominatore” – “Alonso domina le prove libere”, ha affermato qualche settimana fa il Televideo.

Cosi’ le borse europee leggermente in terreno positivo si sarebbero trovate secondo Radio Rai qualche giorno fa in quella posizione “sulla spinta dell’ottimo andamento di Wall Street” laddove, viene detto subito dopo, “l’indice è favorevole dello 0,16%” (0,16%, nientemeno).

E andrà sempre peggio!

Wall Street

Wall Street

2 Responses to La perdita di significato delle parole

  1. Martino Pirone ha detto:

    E cosa dire del termine in uso da pochi mesi in politica: “agibilità o meno in Parlamento” riferito ad un parlamentare.
    Una volta la parola “agibilità” veniva usata in alternativa all’ “abitabilità” nelle autorizzazioni che il Comune rilasciava per le nuove costruzioni. Se si trattava di un’abitazione veniva rilasciata l’abitabilità e se si trattava di un fabbricato industriale o agricolo veniva rilasciata l’agibilità.

  2. Enzo Tosi ha detto:

    Gli esempi del venir meno della percezione dei significati e del peso delle parole sono incalzanti. Ho testè inviato una lettera nella quale segnalo come una giornalista di un TG nazionale abbia riportato la notizia, di per sè insignificante in tale àmbito, che “una donna è stata travolta a Roma di un automobilista che guidava ubriaco al volante”. Come tutti sappiamo, “gli automobilisti che guidano ubriachi” di solito non stanno al volante ma – che so ? – in poltrona a guardar appunto i TG o in riva al Tevere a pescare. Perciò, a scanso di equivoci, la giornalista ha sentito il bisogno di precisare che, oltre a “guidare”, stava anche persino “al volante”. Manco si è resa conto.Oramai i luoghi comuni, tra cui “ubriaco al volante”, si recitano come giaculatorie, senza rendersi conto. Bye, ET.

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