mdpr1@libero.it

“Bevevo ancora il caffè, allora”

Nessun commento Varie ed eventuali

Ecco come andavano le cose.

 

Il colonnello Bernacca:

“Nel Sud piove e in particolare nel Napoletano.

Trentasei ore d’acqua.

E domani, ancora”.

Per caso – non che mi importino le previsioni del tempo e tanto meno quelle che riguardano Napoli e dintorni – per caso, una sera, ascolto Bernacca.

 

Un caffè al bar:

“Un caffè, per favore”, ordino entrando.

Nei successivi trenta quaranta secondi, aspettando, un’occhiata alla Gazzetta.

E’ aperta sulla pagina dedicata all’ippica.

Un titoletto:

‘Oggi a Napoli galoppo il Premio Vattelappesca’.

Senza un motivo, scorro l’elenco dei partenti.

Al numero otto, Ugo di Lusignano.

Guardo l’orologio a muro.

Sono le due e mezza.

Manca meno di un’ora allo start.

Al telefono:

Una cabina.

Il gettone?

Ne ho sempre con me.

“Pronto, Giacomo.

Un favore e non chiedermi perché.

Telefona subito a tuo fratello a Napoli.

Chiedigli se piove ancora e se è vero che l’acqua viene giù forte da due giorni e passa.

Tra cinque minuti, richiamo, eh.

 

Mi fiondo:

Sto correndo.

L’agenzia ippica è davanti al municipio.

Un chilometrino.

Conto comunque di farcela.

Arrivo con la lingua a penzoloni.

Al botteghino, nessuno, per fortuna.

Ma stanno per chiudere le giocate.

“Ventimila su Ugo di Lusignano alla prossima di Napoli”, ho il tempo di dire.

E mi siedo.

 

Primavera alle Bettole:

Siamo nel tardo autunno.

La scorsa primavera, una classica primavera varesina, pioggia tutti i santi giorni.

Alle Bettole, terreno pesante, pesantissimo.

Quattro apparizioni di Ugo di Lusignano, quattro vittorie fermando.

Nell’acqua, parlare di fango è riduttivo, nell’acqua, quel grigio volava.

Ecco perché adesso sono qua e aspetto tranquillamente che la telescrivente mi dica che ho vinto.

 

Che botta:

Un mucchio di soldi!

Il totalizzatore ha detto “Vincente: trecentosei”.

Si vede che a Napoli non conoscevano i precedenti del cavallo e l’hanno completamente trascurato.

 

Fischiettando:

Esco fischiettando.

Un bel mazzo di fiori a Flora.

E’ lei che guarda con venerazione Bernacca.

Ero lì e ho ascoltato.

Se li merita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *