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Che fine avrà fatto ‘Charly’ Heeb?

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Non è frequente, ma neppure estremamente raro, che il Tour de Suisse (mi piace dirlo in francese) faccia ‘scalo’ a Varese e, conseguentemente, non è strano che, quando capita,  la memoria mi riporti, di colpo o quasi, alla metà degli anni Sessanta, quando dalla Citta Giardino partì una tappa a cronometro del giro elvetico con destinazione Lugano.

Per un particolarissimo caso, con un amico dotato di macchina (io, figurarsi, non avevo neppure la patente che ‘conquistai’ con grande ritardo rispetto ai miei coetanei) e con una ruota di bicicletta in mano – pronta, in caso di forature – fui incaricato di seguire la corsa di un giovane ciclista lussemburghese non abbastanza noto da meritarsi una delle esclusive ‘ammiraglie’.

Quel tale si chiamava Heeb… qualche cosa e non ne rammento il nome perché, vista la sua nazionalità che era la stessa del grande Gaul, ipso facto, lo ribattezzai con il nome di quello splendido scalatore e così come ‘Charly’ lo ricordo!

Il povero Heeb pigiò a più non posso sui pedali, per sua fortuna non mise alla prova la mia destrezza di ‘cambiaruote’ non forando mai e, giunto spossato al traguardo, si voltò con molta grazia verso di noi e ci ringraziò con cortesia e, mi parve, umiltà!

Il giorno dopo lessi sulla Gazzetta che, purtroppo, malgrado i nostri appoggi e gli incitamenti urlati dalla macchina, si era classificato oltre il novantesimo posto.

Non mi preoccupai più di tanto perché ricordavo che anche Gaul alla sua prima esperienza al Giro d’Italia (che poi vinse due volte), si piazzò malissimo e sperai che in futuro, di quel ragazzo avrei ancora sentito parlare, e in bene.

Così non è stato ed ogni tanto mi chiedo: “Che fine avrà fatto ‘Charly’ Heeb”?

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