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Stefano Grazioli dall’Ucraina

Commenti (1) Varie ed eventuali

6 dicembre 2013.  Un intervento a firma Stefano Grazioli, giornalista e saggista

Sono andato su Youtube a rivedermi uno spot dei primi anni Novanta realizzato dal Corriere della Sera per pubblicizzare il nuovo Atlante geografico di allora.

Un cosmonauta precipita con la sua capsula sull’ex Urss e non sa bene dove diavolo si ritrova.

L’Impero del Male non c’è più, al suo posto una quindicina di stati indipendenti.

Lo scambio con la babushka è esilarante, ma inquietante.

Dice lui: “Ucraina è Russia!”.

Risponde lei: “Ucraina è Ucraina!”.

Ecco, anche oggi è la stessa cosa.

I russi dicono che l’Ucraina è Russia, gli ucraini che l’Ucraina è Ucraina.

A oltre vent’anni dall’indipendenza da Mosca, Kiev non solo non sa fare i conti con se stessa, ma non ha trovato davvero la propria strada, strattonata dalla Grande Madre a Est e dall’Europa e dagli Usa a Ovest.

A dire il vero i russi li capisco: con buona parte dell’Ucraina hanno davvero un legame secolare, fatto di storia, lingua, religione, tradizioni, cucina, vodka e chi più ne ha ne metta (gas compreso).

Chiunque faccia un giro in Crimea, Odessa, Donestk o Kharkiv se ne accorge, non bisogna essere certo raffinati commentatori politici.

Come del resto è chiaro che la Leopoli polacca e asburgica non ha niente a che vedere con la vecchia Unione Sovietica (se non qualche palazzotto che dovrebbe presto scomparire).

Non è questo il punto.

Ma è che non mi capacito del fatto che l’Unione Europea – attraverso quella farsa di programma che si chiama Partenariato orientale lanciato dagli amici di Washington a Bruxelles con il risultato di fare incazzare un po’ i russi – voglia imbarcare il Paese più corrotto del continente (lo ha detto Transparency qualche giorno fa) e prossimo al default.

Ma scherziamo?

Già andiamo a fondo per conto nostro, ci manca solo l’Ucraina a far compagnia a Bulgaria e Romania, pezzi grossi di un puzzle che si poteva tranquillamente lasciare incompleto.

Allora comprendo bene la cancelleria tedesca.

Angela Merkel ha tenuto la linea dura sul caso di Yulia Tymoshenko, a dispetto di polacchi e altri buonisti, facendo credere che fosse una questione di alta moralità.

Victor Federovich Yanukovich – ha detto Angie, che il russo lo sa – o liberi la bionda con le trecce o altrimenti l’Accordo non si firma.

Detto, fatto.

Niente accordo.

Kiev se ne può stare con Mosca.

La Germania sta tranquilla, ora che non dovrà pagare nessun conto in salsa europea.

E fa anche un piacere alla Russia, con la quale anche il nuovo governo di Grande coalizione vuole allargare la partnership strategica (pagina 169 del Koalitionsvertrag tra Cdu-Csu-Spd, per i curiosi che masticano il tedesco).

Sa sdorovoe, Ukraina!

One Response to Stefano Grazioli dall’Ucraina

  1. francesco ronchi ha detto:

    Gentile MdPR,
    ti do atto del fatto che l’apprezzamento per una persona di vaglia (in questo caso il bravo Grazioli) riesce a “far aggio” anche su quella tua idea (presumo abbastanza consolidata da corpose riflessioni personali) che la Merkel sia in realta’ una sorta di “ballon d’essai”, oltre che una vecchia figlia della DDR. Dall’ultima parte del pezzo di Stefano infatti emerge una cancelliera abbastanza machiavellica, tanto da far dire (a chi mastica amaro il tedesco)”teufel d’una Merkel!”, espressione da leggersi con la medesima intonazione del celebre “di magni, salaputum disertum” !
    Francesco Ronchi

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