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Quel “figlio di puttana” di William Faulkner

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“Peggio per lui! Nessun figlio di puttana dopo aver vinto quel premio ha più scritto una riga che meritasse d’essere letta!”

Così, ferocemente, Ernest Hemingway allorché – si era nel 1949 – seppe che il Nobel della letteratura era stato assegnato all’odiatissimo William Faulkner.

Un lustro appena, e l’onore toccò anche a lui.

A dimostrazione del fatto che nel lanciare quell’invettiva Ernest aveva detto il vero, non gli riuscì più di vergare nulla che davvero valesse i suoi precedenti capolavori.

William Faulkner

William Faulkner

Una sola, apparente, eccezione: ‘Festa mobile’, un romanzo, pubblicato dopo la sua dipartita, tutto giocato sul filo della memoria.

Fatto è che, malandato in salute, il ‘vecchio Papa’ decise di trascorrere l’inverno 1954/1955 a Parigi dove gli capitò di fare una scoperta incredibile: due bauletti con il suo nome giacevano dal 1928 nelle cantine dell’hotel Ritz.

Contenevano vecchi articoli, annotazioni, spunti che gli permisero di gettare le basi di quell’ultimo capo d’opera.

Quasi un miracolo!

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