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I libri cambiano il mondo?

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“Certo, internet, i continui, infiniti progressi tecnologici.

La comunicazione istantanea.

Per conseguenza – dovrebbe conseguire, ma così non è – la conoscenza.

Ma alla fine il libro resta e resterà sempre il mezzo da usare per cambiare il mondo.

Innumerevoli gli esempi e in primo luogo i libri a fondamento delle religioni.

Poi, quelli che cambiano la vita, di tutti.

Pensa a ‘I dannati della terra’ di Frantz Fanon.

Frantz Fanon

Frantz Fanon

Pubblicato nel 1961 con la prefazione di Jean Paul Sartre, annulla secoli e secoli di pensiero.

Dopo, niente più supremazia dell’uomo bianco ridotto a chiedere scusa per ogni suo precedente agire, crociate comprese.

Dopo, il prevalere del terzomondismo, l’inizio di un inarrestabile – se non con i mezzi forti mano, mano sempre meno utilizzabili sotto i vigili occhi di una nuova, costituita maggioranza che deplora l’uso della forza e che volentieri si piega alla violenza, ché di violenza sia pure morale si tratta, dei deboli – declino dell’occidente.

Semplifico, ovviamente.

Ci vorrebbe un libro (un altro libro) di mille e mille pagine per illustrare le conseguenze di quella profonda rivoluzione…”

Mi accaloro, parlando mi accaloro.

F. ha ascoltato e, lo vedo, dubita.

“Fanon non ha provocato il terremoto culturale che hai or ora descritto.

Ha solo visto, pre-visto, con estrema chiarezza quel che stava per accadere.

Non ha causato la rivoluzione, ha con grande intelligenza capito i tempi a venire…”

Un attimo, e quasi all’unisono ci chiediamo “e se nessuno pre-vede, se nessuno ‘sente’, se nessuno scrive delle future rivoluzioni culturali, queste si verificheranno comunque o è proprio e solo in ragione del fatto che sono state scritte e pertanto rivelate che hanno luogo?”

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