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Lievore dopo Cantello

Commenti (2) Sport

Lo so, il titolo è una battuta che capiranno solo i varesotti e parte dei ticinesi.

Parlo di lancio del giavellotto.

L’italo americano Al Cantello (e Cantello è il nome di una cittadina che si colloca tra Varese e il confine svizzero di Gaggiolo) è l’atleta al quale l’italiano Carlo Lievore strappò il record mondiale.

Carlo Lievore

Carlo Lievore

Era l’1 giugno del 1961 e ricordo che quando sentii alla radio dell’impresa (86,74 metri, ben settanta centimetri in più del primato precedente!) pensai a una bufala tanto lontano fino ad allora Lievore era stato dal record e soprattutto perché per la prima volta un connazionale si collocava in testa alle classifiche mondiali in una specialità atletica.

Fu un grande exploit cui purtroppo non fece seguito una altrettanto grande carriera: nulla a livello internazionale, qualche titolo italiano e niente più.

Chissà perché – ma, sono fatto così – stamattina mi sono svegliato col suo nome e la sua storia in testa.

2 Responses to Lievore dopo Cantello

  1. kalz ha detto:

    Lievore deve essere un cognome portato alle imprese di un giorno. Oltre al giavellottista Carlo ci fu anche Lucillo Lievore nel ciclismo. Anche lui eroe di un solo giorno nella leggendaria tappa nel Giro del’66. Era in fuga con 38 minuti di vantaggio sul gruppo quando Sergio Zavoli lo affiancò in moto e realizzò una leggendaria intervista. Per la cronaca, Lievore fu raggiunto e staccato da tale Scandulli che poi vinse la tappa. A Lievore rimase solo il secondo posto, ma quel giorno entrò per sempre nella piccola-grande storia della televison.e

  2. Riccardo Raineri ha detto:

    Se vogliamo parlare di Carlo Lievore, dobbiamo necessariamente partire dal fratello maggiore Giovanni, forte lanciatore di sassi scoperto da Mario Lanzi. Egli fu primo italiano a superare il muro degli 80 metri; 6° a Melbourne nel 1956, ancor oggi miglior piazzamento di un italiano nel tiro del giavellotto alle olimpiadi; vincitore dei mondiali militari nel 1958, ed altre volte sul podio in questa manifestazione internazionale. Nel 1959 Giovanni e suo fratello erano fra i migliori lanciatori del mondo, avendo entrambi superato gli 80 metri, e furono fra i favoriti delle future Olimpiadi di Roma. Giovanni ebbe la sventura di farsi male ad una spalla in una gara a Bologna, e non riuscì più a recuperare quell’infortunio. Carlo prima delle olimpiadi lanciò a m.83,60 miglior prestazione stagionale al mondo, ma la sfortuna lo colse 20 giorni prima delle olimpiadi. In allenamento mise un piede in una buca causata sul prato dal martello, e si fratturò lo scafoide del piede sinistro. Nonostante ciò, togliendo il gesso prima della gara olimpica, si classificò 9°. A confermare il suo stato di forma, 6 mesi dopo all’Arena di Milano fece il record mondiale (m.86,74), inaspettato dai non addetti ai lavori, ma sia Carlo che il fratello Giovanni, divenuto suo allenatore, sapevano che sarebbe giunta una grande prestazione. Non vado ad elencare podi e vittorie che conquistarono i due fratelli sulle pedane di tutta Europa, persino in terra scandinava; ma tengo a dire che il record mondiale non fu l’unico lancio che esaltò Carlo. Egli superò in gara 15 volte la misura di 80 metri. Parteciparono entrambi con poca fortuna ai campionati Europei, ottennero piazzamenti fra il 6° e il 12° posto. Questi due fratelli detennero indisturbati il record italiano per 27 anni (dal 1956 al 1983), migliorandolo ben 11 volte per un totale di m.15,60, contendendoselo l’uno con l’altro. Carlo detenne il record mondiale per 3 anni e un mese.
    Per atleti che andavano a gareggiare in giro per l’Europa rappresentando la nazionale italiana per poco più di un rimborso spese, apparendo sulla loro maglia solo il numero di gara… non sapendo cosa significasse la parola “sponsor”… e che si nutrivano a patate e bistecche… direi che non è poi così poco!
    Magari ne avessimo di giovani così oggi!

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