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La polvere

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Quel che gli invidio è la ‘soletta callosa’, come la chiama, che gli si formava sotto i piedi non appena, in primavera, eliminava le scarpe e cominciava a correre sotto il sole per ogni dove nella campagna umbra.

Ecco, a Genazzano, vicino a Palestrina, laddove nonna Giorgina aveva campi, vigneti e coltivazioni, d’estate, impegnato allo stesso modo con i figli dei mezzadri, non potevo fare altrettanto.

Mai, neppure per un minuto.

Avevo i piedi da cittadino, non adatti alla bisogna?

Mia madre pensava di sì.

Quanto al resto, le stesse memorie.

E, soprattutto, il ricordo della polvere.

Verso le dieci, immancabilmente, nei pressi di Ficulle come a Genazzano, arrivava il postale, il furgone che portava in paese lettere e corrispondenze varie.

Lo si aspettava.

Ed era il sollevarsi della polvere nella strada che l’annunciava.

E gli si correva incontro, quasi fosse una festa.

Verso la fine degli anni Quaranta.

Qualche tempo ancora e vinse l’asfalto.

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