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Il portafoglio di Fidel Castro

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Al di là e al di sopra degli ideali e delle ideologie, molto spesso, gli atteggiamenti dei grandi uomini sono determinati da episodi ‘minori’, a volte persino insignificanti se non per la persona direttamente coinvolta, che, però, ne ‘costruiscono’ il carattere.

Si pensi, per esempio, al giovane Fidel Castro che, ai primi di aprile del 1948, leader studentesco della sua Cuba, guida in Colombia una delegazione di universitari ad un congresso di studenti latinoamericani che si riunisce a Bogotà.

La sua posizione intellettuale e politica è decisamente antiimperialista ed antistatunitense ma molto più in senso peronista, nazionalista e populista che comunista.

Castro è appena arrivato, che il 9 aprile viene assassinato il locale, famosissimo esponente liberale Jorge Elicer Gaitàn.

Fidel Castro

Fidel Castro

Segue, immediata, l’insurrezione!

Fidel, dopo aver invano cercato di far unire ai rivoluzionari la polizia (che, pur favorevole, resta in caserma), radunato un gruppo di facinorosi, monta su un autobus per andare ad occupare l’emittente radiofonica nazionale.

Ecco, al riguardo, cosa racconterà anni dopo:

“Salgo sull’autobus e mentre salgo mi rubano il portafoglio.  Quando arrivai in Colombia mi dissero: ‘Attento che non te ne andrai dalla Colombia senza essere derubato’.

Ciò che non avrei mai potuto immaginare è che in mezzo ad una sparatoria, mentre salgo su un autobus per andare alla radio, mi rubassero il portafoglio dove mi rimanevano pochi soldi…

E se lo racconto è perché sappiate che dopo aver arringato l’esercito, mentre prendo l’autobus, mi rubano il portafoglio, così che tra quelli che ci appoggiavano c’erano anche i borsaioli”.

Come ricorda Incisa di Camerana nel suo ‘I caudillos’, Castro, infuriato per quanto accaduto, invece di prendere d’assalto la radio colombiana, entrò in un bar e prese un caffè senza pagare.

Da qui la profonda ripugnanza del futuro ‘lider maximo’ per i moti di piazza e le insurrezioni popolari e la sua convinzione che le folle non accettano capi.

Non il popolo, quindi, ma l’elite borghese, intellettuale e studentesca dovrà essere protagonista del cambiamento: il capo sarà così designato da una minoranza eroica.

Dal popolarismo all’elitarismo in un minuto!

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