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Berlanga, Welles, Cezanne

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“Non vedo mai i miei film una volta finiti!”

Così, anni fa, il regista Luis Garcia Berlanga, il quale, all’epoca del suo maggior successo (‘Calabuig’), nei primi anni Cinquanta, fu definito da Morando Morandini nientemeno che “il Billy Wilder del cinema ispanico”.

L’affermazione di Berlanga potrebbe, senza dubbio, essere fatta propria da molti altri registi cinematografici che, come lui, una volta finita di girare e montata, della loro pellicola non vogliono più sapere nulla.

La ragione di tale strano comportamento è benissimo spiegata dal geniale Orson Welles nel corso della lunga ed avvincente intervista a suo tempo concessa all’amico e collega Peter Bogdanovich e pubblicata in Italia sotto il titolo ‘Io, Orson Welles’.

Invitato a parlare di uno dei suoi tanti capolavori (non l’unico, visto che il cineasta americano ne ha realizzato più d’uno e basti pensare almeno a ‘L’infernale Quinlan’ e a ‘Rapporto confidenziale’), e cioè di ‘Quarto potere’, Welles dice: “Difficile che io sia bravissimo sull’argomento perché non lo vedo da quando mi sono fatto proiettare l’ultima copia di stampa in un cinema vuoto del centro di Los Angeles, un sei mesi prima che venisse distribuito” (Per inciso, ricordo che il film fu presentato ufficialmente l’1 maggio 1941.)

Luis Garcia Berlanga

Luis Garcia Berlanga

“Sono poi andato alla prima e sono uscito da una porta laterale, come faccio sempre, perché mi innervosisce non poter cambiare niente.

Mi viene dal teatro, lì andavi alla prima, t’infilavi dietro le quinte e cambiavi le cose.

Quando ho uno spettacolo in scena, continuo a fare cambiamenti fino all’ultima replica. Invece, è tremendo con il cinema avere tutto inscatolato per sempre.

Ecco perché non vado mai a vedere i miei film.”

Il brano termina con un riferimento a Cézanne, il quale, una volta venduto un suo quadro, dopo pochi giorni, si presentava a casa degli acquirenti con tanto di pennello e colori per apportare le modifiche che, nel frattempo, ripensando alla sua opera, gli erano venute in mente.

A Welles (come a Garcia Berlanga) sarebbe piaciuto poter entrare nella cabina di proiezione e “darci dentro con le forbici.”

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