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Il generale ‘Peppino’ Garibaldi

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Nel 1950, a Roma, moriva il generale Peppino Garibaldi, nipote omonimo dell’Eroe dei due mondi e figlio del quartogenito di Anita, Ricciotti.

Peppino – giramondo, sempre pronto ad accorrere laddove le guerre di liberazione infuriavano (diciottenne, fu in Grecia con il padre nel 1897, poi a fianco dei Boeri nel 1901 e in Venezuela nel 1904) – va ricordato in particolare per la sua partecipazione, in prima fila, alla Rivoluzione messicana.

Ingegnere minerario, nel 1909 era partito da San Francisco per recarsi nelle miniere del Chihuahua e del Sonora presso le quali aveva trovato lavoro alle dipendenze di una multinazionale.

Eccolo, così, nello Stato latino americano proprio agli albori del grande movimento insurrezionale, al quale non sa restare indifferente.

Agli inizi del 1910, rompendo gli indugi, passa la frontiera, rientra negli Stati Uniti e si presenta all’accampamento di Pascual Orozco, capo della prima formazione in esilio di ispirazione maderista (Francisco Madero era il leader della lotta in corso avversa alla ennesima progettata rielezione alla presidenza messicana di Porfirio Diaz).

Orozco, però, non si fida di questo ‘gringo’ del quale non sa nulla e i cui ideali non comprende.

Senza scoraggiarsi, Peppino (che è già chiamato familiarmente ‘José’ dai peones) rientra in Messico ed organizza una propria banda di guerriglieri, forte di ottantaquattro uomini, che conduce sui monti della Sierra Madre.

Leggenda vuole che tra i suoi seguaci ci sia anche il fratello minore di Madero e che, per suo tramite, Garibaldi abbia voce in capitolo nel convincere il capo rivoluzionario a tentare a sua volta il ritorno in Messico per guidare personalmente la lotta armata ormai imminente.

Peppino viene così nominato capo di stato maggiore dell’esercito rivoluzionario e, congiunte le proprie forze a quelle di Orozco, Gonzales e Pancho Villa, muove all’assalto di Ciudad Juarez la mattina del 9 maggio 1911.

Orozco, Braniff, Villa e Garibaldi

Orozco, Braniff, Villa e Garibaldi

Due giorni dopo il generale porfirista Juan Navarro, comandante la guarnigione della città, si arrende.

È la prima, vera grande vittoria degli insorti, ma la posizione raggiunta da Garibaldi (uno straniero) provoca le ire degli altri leader e, di lì a poco, su incarico di Madero, ‘José’ si vede inviato a New York e in seguito in Europa in missione diplomatica per conto della Rivoluzione: lontano quindi dal teatro di guerra.

Nel febbraio del 1912, però, lo raggiunge un telegramma dello stesso Madero: Pascual Orozco, l’alleato di un tempo, è insorto!

Garibaldi, ancora una volta, non esita e si precipita in Messico, dove, con il grado di generale di brigata e con una sessantina di altri volontari italiani, partecipa alla campagna contro il traditore, terminata la quale se ne torna finalmente al suo lavoro di ingegnere.

La missione è finita; lo aspettano i campi di guerra delle Argonne (sarà comandante della Legione Italiana) e poi la guerra in Italia dove si distinguerà sul campo a Col di Lana.

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