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La ragione della mia venuta al mondo

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Compiaciuto?

Certo: come, d’acchito, altrimenti dichiararmi?

Sessantanove e passa anni di vita, necessariamente di esperienze e di relazioni, soprattutto di ininterrotto e solo apparentemente disordinato studio.

Una solida, articolatissima per mille trascorse avventure, conoscenza del vivere, una sterminata cultura sostenuta da una memoria senza uguali…

La capacità di collegare i fatti, le persone, le storie, i libri, i film in una specie di ‘visione globale’.

Un buon umore di fondo, qualche volta sconfinante nella gaiezza.

Autoironia quanto basta.

E mi riesce – fondamentale – di contraddirmi senza pentimenti!

Di quando in quando, un gradito, perfino amato, velo di malinconia.

Certamente ancora, nessun merito: come i miei occhi azzurri, tutte caratteristiche naturali… peraltro (occhi a parte) coltivate.

Verso i cinquant’anni, la scoperta di una qualità narrativa e polemica non comune e una qualche conseguente fama.

Pochi rimpianti: benché, a lampi, il dolore del tempo mi colga, nutro la consapevolezza che tutto quanto, nel bene e nel male, accaduto ha contribuito a farmi diventare quello che sono, avendo, per questo, avuto ragione di occorrere.

Eppure (viene da scrivere ‘eppure’), guardando oggi al futuro del quale mai mi ero antecedentemente preoccupato, ecco quasi un’agonia conseguente alla nascita degli amatissimi abiatici Giulio e Tommaso.

Ho bisogno di tempo, di molto tempo.

Ho la folle necessità di garanzie al riguardo.

Come, altrimenti, trasmettere loro la predetta conoscenza del vivere?

Come avviarli al sapere?

Come, se possibile, alla gioia?

A che pro – mi chiedo – avrei vissuto, se non per questo?

Non è forse Giulio con Tommaso tutto quanto, dopo, resterà di me e l’unica vera ragione per la quale sono nato al mondo?

Giulio e Tommaso

Giulio e Tommaso

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