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John Huston

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Il correttore automatico.

L’ho eliminato praticamente da subito ma non senza che provocasse danni.

In un articolo, avevo citato John Huston, uno dei miei miti in campo cinematografico e non solo.

Si scrive appunto ‘Huston’, ma il maledetto meccanismo, avendo in memoria la città texana (non certo il generale Sam Houston nel cui nome è stata in tal modo chiamata), automaticamente e senza che me ne accorgessi, intervenne a ‘correggere’.

Tre o quattro ‘Houston’ impestarono così in pagina le mie righe.

Che figura!

Sul grande John ho scritto molto.

Qui lo ricordo per il mitico

 

GIUNGLA D’ASFALTO, 1950

regia di John Huston

sceneggiatura di John Huston e Ben Maddow, tratta dall’omonimo romanzo di William Riley Burnett

con Sterling Hayden, Sam Jaffe, Louis Calhern, Jean Hagen, Marilyn Monroe, James Withmore, John McIntire, Marc Lawrence

Film di grandi caratteristi se mai ve ne fu uno, ‘The Asphalt Jungle’, questo il titolo originale, racconta con stile asciutto e quasi documentaristico la perfetta rapina ad una gioielleria messa a segno da una gang che per una serie di sfortunate circostanze non riuscirà a godersi il bottino.

Per inciso, così imponeva l’allora vigente Codice di autocensura Hays voluto e approvato da tutte le principali Case cinematografiche hollywoodiane: il delitto non doveva pagare!

John Huston

John Huston

Memorabile l’interpretazione di tutti, protagonisti e comprimari, e, in particolare quella di Sterling Hayden nei panni del killer che con il ricavato del colpo spera di tornare al natio Kentucky abbandonando la città.

Hayden – coinvolto pesantemente nella cosiddetta ‘caccia alle streghe’ nel periodo maccartista e considerato un traditore per aver parlato chiamando in causa amici e colleghi di sinistra – è forse il più importante e dimenticato attore degli anni Cinquanta.

Basti qui ricordare le sue apparizioni in due capolavori assoluti quali ‘Johnny Guitar’, di Nicholas Ray, e ‘Rapina a mano armata’, di Stanley Kubrick.

Ecco come John Huston ricorda la genesi e la realizzazione della pellicola nella sua autobiografia intitolata ‘Cinque mogli e sessanta film’:

“Al momento di ritirarmi da ‘Quo Vadis?’ (aveva rifiutato di dirigerlo), chiesi di fare ‘Giungla d’asfalto’ di Burnett. Mi consultai con lo scrittore varie volte durante la stesura del copione e lui approvò la versione che misi giù con Ben Maddow.

Il mio vecchio amico Sam Jaffe era il gangster che progetta l’impresa criminosa…Tutti gli interpreti erano ottimi. Sterling Hayden era il personaggio principale, lo sfortunato bandito Dix Handley, e Louis Calhern era invece l’avvocato della gang.

Una delle battute di Calhern era la chiave del film: ‘Il delitto è solo una forma distorta di impegno umano’. Questo era il tono della cosa. C’erano molte raffinate interpretazioni in ‘Giungla d’asfalto’ che, naturalmente, segnò anche l’esordio di Marilyn Monroe”.

Strano che Huston non rammenti che Marilyn avesse già debuttato sullo schermo prima di ‘The Asphalt Jungle’ con una fulminea e indimenticabile apparizione in ‘Una notte sui tetti’, ultima pellicola girata in trio dai fratelli Marx.

Quattro candidature agli Oscar, nessuna statuetta vinta.

Quanto a William Riley Burnett (1899/1982), si tratta di uno degli autori americani specializzati nel cosiddetto genere ‘nero’ più utilizzati da Hollywood.

Dalle sue opere sono stati ricavati film importanti quali ‘Piccolo Cesare’, ‘Tutta la città ne parla’, ‘La belva umana’, ‘Una pallottola per Roy’, ‘Cielo giallo’…

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