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Anziano io? Quando mai?

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Non ce la faccio più!

Radio, tv, settimanali e quotidiani, senza nominarmi ma parlando di me, continuano a definirmi “anziano”.

Ho sessantanove anni suonati da un pezzo e sento e leggo di sessantenni o meno che vengono tranquillamente definiti così da ragazzini che non sanno quel che dicono,

E pensare che una mia prozia all’epoca novantenne, decenni orsono, salita sul tram, vedendosi offrire un posto a sedere da un giovane che alzandosi le diceva: “Si sieda, lei che è vecchia”, accettando, ebbe a replicare: “Vecchia io? Anziana, amico mio. Al massimo anziana”.

Ecco, a novanta e passa anni si è cotali, non prima!

Ma, d’altra parte, come non ricordare parlando di età in qualche modo avanzate quanto detto non molto prima di passare a miglior vita dal venerando Giulio Andreotti?

Interrogato a proposito dei suoi mille anni magnificamente portati, l’ex presidente del consiglio ebbe a dire:

“Non contano le primavere che si hanno.

Contano quelle che rimangono da vivere.

Un ottantacinquenne da questo punto di vista può essere più giovane di un ventenne se la sorte vuole che questi defunga prima di lui”.

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