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Bersani? Non poteva vincere!

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Avete presente l’Arco di Trionfo, la corsa al galoppo parigina nella quale ogni dodici mesi si confrontano i migliori cavalli in circolazione?

Se, per caso e se fosse possibile, al via, tra puledri di grande schiatta e di comprovata attitudine, si infilasse un brocco tutt’al più idoneo ad affrontare una corsa ‘a vendere’ che fine farebbe?

Verrebbe – è facile dirlo – perso per la pista.

E’ una questione di categorie e un cavallo, per avere qualche possibilità di vittoria, non può ‘salire’, come si dice, in quelle superiori pena non tanto la sconfitta quanto la disfatta più completa.

Ancora di categorie si può e si deve parlare nel pugilato.

Qui, il peso fa la differenza e un grandissimo peso gallo, per quanta classe possieda e per quanto capace stilisticamente sia, verrà senza dubbio spazzato via dal quadrato se opposto a un massimo per quanto mediocre questi possa essere.

Senza arrivare a tali estremi, rammenterete che perfino l’immenso – dapprima welter e dipoi medio – Sugar Ray Robinson finì per soccombere nel tentativo di strappare a Joey Maxim la cintura dei mediomassimi.

Mi si dirà che il non eccelso Michael Spinks, a suo tempo, riuscì, da campione proprio dei mediomassimi che era, a conquistare il titolo nella categoria superiore contro Larry Holmes, ma questi era al lumicino: una lunga e sfibrante carriera l’aveva ridotto a un ricordo di se stesso.

Ecco, come un cavallo da corse ‘a vendere’ che si impegni nell’Arc o come un gallo che pretende di avere la meglio su un massimo era nella trascorsa campagna elettorale il ‘povero’ Pier Luigi Bersani.

Non poteva vincere: la categoria per la quale scuola di partito, militanza ed esperienze l’hanno preparato è inferiore.

Ne avrà preso atto o ci riproverà?

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

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